I sindacati: «Troppe aziende chiedono la deroga: fermiamo davvero le produzioni non essenziali»

Cgil Cuneo alza la voce: «1400 richieste al prefetto di Cuneo: sono tanti, troppi, quelli che fingono di non capire»

deroga

L'ultimo decreto del Governo in materia di emergenza Covid è stato emanato dopo un «lungo e sofferto confronto con i sindacati e la resistenza di Confindustria». Così la Cgil commenta a margine dell’ultimo “lock-down”, quello che ha deciso la chiusura delle attività non essenziali, allegando al testo una lunga lista di codici Ateco corrispondenti alle attività con permesso di continuare la produzione. Ora però – ed è questo l’appello della segreteria provinciale del sindacato – «sono tanti, troppi, quelli che fingono di non capire. Il virus si combatte innanzitutto riducendo i contatti e le occasioni di contagio. Sempre più aziende si rivolgono ai Prefetti per riprendere l'attività produttiva, si appellano cioè al principio della deroga al decreto per essenzialità della produzione, chiedendo il permesso di far ritornare lavoratrici e lavoratori al lavoro nelle fabbriche. I numeri sono da capogiro, le richieste di deroghe una valanga. La nostra provincia conta, fino a metà di questa settimana, 1400 aziende richieste di deroga inviate al Prefetto di Cuneo, 1400 aziende che autocertificano di fornire produzioni essenziali. A Bergamo si parla di 1800 domande, a Brescia di 2980».

Troppe richieste sulle quali Cgil Cisl e Uil provinciali stanno vigilando con grande attenzione segnalando i casi che non rispondono ai requisiti previsti, continuando contemporaneamente il controllo sul rispetto del Protocollo in materia di sicurezza firmato da Governo e parti sociali e alla sua corretta applicazione. «Sappiamo che non dobbiamo mettere a repentaglio la struttura industriale del nostro Paese - questa la sintesi di Maurizio Landini nei giorni del confronto– ma non possiamo rischiare di trasformare la paura in rabbia quando il contagio si sta allargando anche sui luoghi di lavoro». «Una sintesi perfetta, – continua la Cgil Cuneo – rappresentativa della realtà di lavoratrici e lavoratori che, in piena emergenza sanitaria a quarantena iniziata, hanno continuato a contrapporre fisicamente il proprio corpo alla possibilità di contagio, muovendosi, utilizzando mezzi pubblici, lavorando fianco a fianco in aziende non sempre in regola con il protocollo per la sicurezza.

«Ci battiamo a fianco dei lavoratori per tutelare la loro salute e per impedire che una presenza concentrata di migliaia di persone in aziende con produzioni non essenziali, favorisca una escalation di contagi, con conseguenze catastrofiche dal punto di vista umano e economico. La classe imprenditoriale deve essere lungimirante : ripartire anzitempo, oggi, rischia di allontanare ulteriormente la fine dell’emergenza sanitaria e di ipotecare il futuro del sistema produttivo».

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