LA RUBRICA CHE ABBAIA / Il canile deve essere un luogo di transito

Questi giorni di “reclusione” forzata, nei quali ci rendiamo conto davvero di quanto sia importante per noi la libertà, vorremmo che usaste questa nuova sensibilità per capire davvero che cos’è un canile. In canile approdano i cani vaganti sul territorio sprovvisti di microchip, obbligatorio per legge. Fortunatamente negli ultimi anni i cani ritrovati nel Monregalese sono diminuiti, spesso sono cani da pastore o da “cascina” oltre che da caccia, difficilmente cani da “casa”. L’esperienza dell’accalappio e dell’ingresso in canile è sicuramente traumatica, per questo motivo invitiamo i proprietari ad usare, oltre che naturalmente un’attenta custodia, anche una targhetta con il proprio recapito telefonico.
Dal momento però che i randagi esistono ancora, vogliamo chiederci quale dovrebbe essere la funzione del canile. Per troppi anni e per la convenienza di qualcuno il canile è stato considerato una sorta di deposito in cui il trovatello veniva custodito, gestito a livello sanitario ma lasciato a se stesso e condannato così ad una regressione e ad una vita di gabbia.
Questo non è più accettabile, oggi il canile deve assumere una nuova funzione e trasformarsi da centro di detenzione a centro servizi per cittadini e animali.
Il canile deve essere un luogo di transito per il cane, uno spazio che faciliti il reinserimento in famiglia, un luogo che offra all’animale la possibilità di migliorare le sue caratteristiche e di acquisire nuove ed utili competenze. L’obiettivo principale deve essere l’adozione, e tutte le azioni che si svolgono al suo interno devono avere come unica priorità questo. Pertanto bisogna investire in personale competente, in volontari preparati e riservare molti spazi adibiti all’interazione tra uomo ed animale, spazi progettati per coltivare la prosocialità del cane e la sua capacità di adattamento. I canili con le fila di box con i cani perennemente ingabbiati, gestiti per lucro, e in cui è precluso l’accesso ai volontari sono destinati a diventare luoghi di detenzione a vita perché un cane così gestito sarà destinato a peggiorare e ad avere sempre più problemi di relazione con l’essere umano, ma, non solo, i costi del suo mantenimento diventeranno importanti e soprattutto saranno soldi pubblici spesi male. Il canile di oggi deve essere un luogo aperto alla cittadinanza, un posto che viene voglia di frequentare, dove il cittadino approda per poter ricevere informazioni e dove relazionarsi con gli animali in modo corretto perché solo in questo modo diventerà appetibile l’adozione di un cane che è stato preparato alla vita in famiglia, un cane con cui iniziare una serena e complice convivenza e i canili si svuoteranno. Noi di GEA dal 1° gennaio gestiamo il canile-rifugio 281 a San Michele Mondovì e quando questa emergenza sarà conclusa vi invitiamo a venirci a trovare tutti i giorni (esclusi giovedì e venerdì) dalle 14,30 alle 16.00 in Via san paolo 2/A.

Per GEA ODV – Estelo Anghilante

Nella foto, CORA ospite del canile rifugio 281 di San Michele Mondovì