Stanze e viaggi, nella nuova raccolta di Valentina Colonna

Per i tipi di Aragno editore la terza raccolta poetica "Stanze di città e altri viaggi" della torinese Valentina Colonna. Un mosaico di riflessioni, sull'assenza, sul viaggio, sulla vita.

Valentina Colonna Stanze Aragno
foto di R. Consiglio
"Stanze di città" la raccolta di Valentina Colonna per i tipi di "Aragno Editore"

Brandelli di muro, frammenti sparsi di un affresco più ampio, in gran parte perduto, di cui non resta che qualche fugace colpo d’occhio, impressioni. È l’inquadratura che chiude il “Satyricon” di Federico Fellini, un gioiellino capace di unire l’antichità con il postmoderno, un'opera difficile, enigmatica. Curiosamente, è a quell’ultima inquadratura, con cui il regista offre la chiave interpretativa dell’intero film, che torna la mente, leggendo per la prima volta “Stanze di città e altri viaggi” l’ultimo libro della torinese Valentina Colonna, edito dai tipi di Aragno editore. Valentina è da sempre un'amica e collaboratrice del Culture Club 51 e diamo volentieri spazio a questo suo ultimo, prestigioso, lavoro. In questa raccolta, la terza (dopo "Dimenticato suono" del 2011 e "La Cadenza Sospesa" del 2015) convivono, in una perfetta alchimia, la frammentarietà del singolo testo e l’unità complessiva del lavoro, un concept studiato accuratamente e che porta avanti un parallelismo sistematico tra la letteratura e l’altro grande campo di ricerca e di lavoro dell’autrice: la musica.

Sinfonia in cinque movimenti, mosaico di immagini

Valentina Colonna Stanze Aragno
Valentina al festival LeseLenz ad Hausach in Germania (foto di G. Bernardinello)

“Stanze di città e altri viaggi” è organizzato come una sinfonia, in cinque movimenti, ognuna con una sua indicazione di tempo/umore, sulla falsariga delle indicazioni Mahleriane. Non si tratta di un vezzo puramente estetico: queste al lettore la chiave dell’umore e del respiro dei testi che si andranno a leggere e che si legano l’uno all’altro in modo armonico, nel flusso della lettura. Il titolo “Stanze di città e altri viaggi” richiama immediatamente alla poetica del frammento che è alla base della struttura di questo testo. In ogni pagina le poesie, rigorosamente senza titolo, consegnano al lettore l’intensità di un momento, di un luogo, di un’impressione. Come scriveva Andrea Zanzotto nella raccolta di saggi “Luoghi e Paesaggi”: «Il mondo costituisce il limite entro il quale ci si rende riconoscibili a se stessi, e questo rapporto, che si manifesta specialmente nella cerchia del paesaggio, è quello che definisce anche la cerchia del nostro io». La poesia di Valentina passa costantemente attraverso uno scambio con il paesaggio che la circonda, anche per questo nella sua vicenda artistica la condizione del viaggio è centrale. Incontri, luoghi che diventano, ogni volta, un nuovo specchio in cui indagare la propria interiorità e i propri pensieri, come in uno scambio hegeliano di assimilazione e rielaborazione.

"Dici che se cresci sulle colline non puoi riuscire un giorno
a farne a meno, che è vero che abitiamo ovunque.
Così seguo le curve degli occhi, dei passi per stanziarmi
come casa nei luoghi, come tana abitazione. È questa forse
la nostra strana sensazione di quando ancora ci troviamo?"

Le cinque sezioni del testo vanno verso una rarefazione del tempo crescente, fino a raggiungere il curioso “Adagiosissimo”, scoperto richiamo a Johann Sebastian Bach, autore che rappresenta uno dei riferimenti fondamentali nel percorso dell’autrice.Valentina Colonna Stanze Aragno

Panorami interiori ed esteriori, le finestre sulle nebbie

Nella prima parte lo spunto di partenza è dato dal concetto della finestra, spazio che ci mette in comunicazione con gli ambienti esterni, ritaglia e inquadra una porzione del mondo e ne costituisce un possibile accesso, abbandonando la protezione e gli spazi chiusi, delimitati, delle stanze e delle case per affrontare lo spazio indeterminato. L’itinerario procede dando spazio sempre maggiore alla poetica del vago e dell'astrattezza, attraverso una seconda sezione di "nebbie e nuvole", per poi arrivare allo spazio centrale del libro, in cui si esplora quello che è il tema centrale della scrittura di Valentina: l’assenza. Quasi ogni testo è un’interlocuzione tra l’io poetico e una figura assente. In questa costante tensione, questo senso di mancanza è il motore della riflessione poetica ("amato vuoto che mi fai compagnia"). Una ricerca che trascende la dimensione meramente fisica dell’altro, o di una persona amata, ma si fa indagine metafisica, un interrogarsi sul mistero del mondo. L’assente nelle parole di Valentina Colonna è l’”anello che non tiene”, il rovello che Montale paventava di scorgere “andando in un’aria di vetro”.

"Tu sei l’ossigeno del mio andare. Sei stato
il padre dei miei figli mancati e dei ritorni
a casa vivi di vite nuove, progetti in via vai
ridendo. Ogni volta salutarti è la stretta
di pianto, lo schianto al chiudersi delle porte.
L’amore mio che di me ama i sogni.
Il cuore che disegni sul vetro si ripassa
nelle carrozze scomparendo in corsa.
È una condanna questo amarci in Terra
e Cielo. Lui in mezzo ci salva. Esangue, ci comanda".

L'equazione tra il viaggio e la vita

Nelle parti successive il moto si rianima, progredendo da “Saltando” al “Vivo”, termine polisemico, espressione di umore ma anche di pura vitalità. "Saltando" non poteva che essere dedicato al Salento, luogo di radici profonde e infanzia, contrapposte agli ambienti metropolitani di Torino e alla natura della collina torinese, spazio della maturità. La solarità, i colori accesi del sud, e la musica popolare, con le sue danze vertiginose, riportano l’autrice alla riscoperta del lato più istintivo e vitale della propria personalità. La sezione conclusiva è dedicata al viaggio, e non a caso l’umore indicato dal testo è “Vivo”. Viaggiare è vivere, ed ecco la chiusura del cerchio di questa raccolta di poesie, insieme frammentaria e unitaria, una teoria di stanze e viaggi, i luoghi della nostra vita. Un testo che suggerisce un curioso parallelismo con il ruolo del racconto dei social, in particolare di Instagram, con la sua narrazione frammentaria, una galleria di impressioni e di luoghi: forse in questo richiamo si rintraccia un ulteriore tratto di attualità.

Città fantasma nella città – la disabitata
Aveiro ha case a un piano o due e un tetto
che scende lento ai bordi o innalza a punta.
A volte confonde gli azulejos e il cielo,
quando le stanze mancano o le tegole crollano.
Restano solo gli scheletri, i perimetri delle camere
coi cartelli appesi. La parete in equilibrio
come foglia o fazzoletto in un miracolo. Aveiro
con gli infissi scrostati eternamente chiusi
e la calce viene via. La chiamano Venezia,
con le barche che trastullano e l’umido entra al fondo
delle ossa più nude di case abbandonate.
Ogni città con la sua voce accoglie e non sente
i racconti dei suoi viaggiatori quando camminano
per le strade che diventano bosco oppure avvicinano
l’oceano al silenzio. Negli spettri dei vetri rotti
puoi ancora sbirciare i fantasmi degli emigrati, un passaggio
rapido di luce, la parete che conduce all’umano nervo uguale.
In ogni fuga le parole chiedono un momento solo
di silenzio, la dimenticanza del tempo, di te e del volo.

Una scrittura densa e generosa

La scrittura poetica di Valentina è sempre molto densa e complessa, ricca di piani di lettura, oggetto di un'attenta rielaborazione. Quasi sempre il gioco dell'autrice è condotto in chiave trasfigurativa, stratificando metafore e accostamenti sul "bozzetto" di partenza, facendo così emergere nuove suggestioni, spunti e riflessioni. In questo modo alla concretezza visionaria, ed alla godibilità di parole e immagini, si aggiunge una profondità di campo, e spesso anche di messaggio da esplorare e si evita, salvo che in poche eccezioni, un descrittivismo puro e fine a sè stesso.

Il testo è aperto da una prefazione firmata dalla prestigiosa penna del poeta sloveno Aleš Šteger.

Valentina Colonna Stanze Aragno

"Stanze di città e altri viaggi" di Valentina Colonna
Aragno Editore

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