Tutto il mondo è un palcoscenico

Il teatro senza pubblico: riflessioni e considerazioni dalla parte della ribalta

La chiusura dei teatri negli ultimi mesi è stata una forma di lutto. Non solo perché ha significato uno stop, seppur necessario, alla cultura e un blocco economico al mondo dell’arte e dello spettacolo, ma soprattutto perché il teatro riflette la vita e la vita si specchia nel teatro. Tutto il mondo è un palco-scenico, diceva Shakespeare, e uomini e donne non sono nient’ altro che attori. Il teatro è fatto di uomini e donne in carne e ossa che si muovono, si incontrano e si toccano prendendo vita attraverso la nuda presenza di corpi che muovono nello spazio, uno spazio in cui non è possibile erigere barriere di protezione. Questa è l’essenza del teatro. Difficile immaginarlo con misure che in qualche modo ne alterino la natura. Gli attori sul palco sono un tutt’uno, un unico corpo che dà forma a storie che si animano di voce e movimento. Quando si è sul palcoscenico e si odora il profumo del legno e la polvere delle quinte, si sente il calore del sudore sulla fronte dei compagni, si respira con lo stesso fiato. Gli attori si abbracciano prima di andare in scena, si stringono le mani in segno di fiducia, dietro le quinte si sta gomito a gomito sussurrando con trepidazione. Non esiste teatro senza pubblico. Tra attore e pubblico si crea un gioco di intesa che non si può spiegare, perché è fatto di sensazioni mute, che trasudano dalla pelle dell’attore a quella dello spettatore. Gli attori sentono il respiro del pubblico, avvertono nel suo silenzio il coinvolgimento emotivo che si crea magicamente tra esseri umani che comunicano attraverso i sensi. Difficilmente lo spettatore che esce da teatro ricorderà una singola battuta degli attori, ma gli resterà in bocca un sapore, un brivido sulla pelle, l’odore del velluto della poltrona su cui ha trattenuto il fiato o applaudito fi no a consumarsi le mani. E perché tutto ciò accada, c’è bisogno di vicinanza, anche tra il pubblico. La magia sta nella condivisione di un’emozione che si sente trapelare dal respiro del vicino, da un sospiro commosso, un sorriso sommesso, una risata fragorosa, un pianto silenzioso. Difficile pensarlo possibile con barriere di plexiglass e mascherine, sedute distanziate o teatri semivuoti, anche perché, parafrasando Borges, “Un bravo attore non fa mai la sua entrata prima che il teatro sia pieno”.