Riaprono i rifugi sulle nostre montagne

I gestori ci spiegano come funziona la “nuova vita” in rifugio e come si sono organizzati per un'accoglienza in piena sicurezza

Riaprono i rifugi sulle nostre montagne

Riaprono i rifugi sulle nostre montagne. La fase 2 dell’emergenza Covid, infatti, ha sancito la possibilità di riapertura anche per i presidi per eccellenza della montagna, ovviamente con linee guida che ne regolamentano il funzionamento in tutta sicurezza. La voglia di escursione è tanta. Lo abbiamo verificato anche in quest’ultima domenica, quando, complice una bella giornata di sole, in tanti hanno deciso di passare un momento di relax sulle nostre montagne. Dopotutto dopo mesi in cui non ci si poteva spostare se non per brevi passeggiate, l’opportunità di ritornare all’aria aperta è stata un’occasione che moltissimi non si sono lasciati sfuggire. «Sarà emozionante tornare a lavorare – dice Silvano Odasso, titolare del rifugio “Mongioie” – e rivedere la montagna viva».

Riaprono i rifugi sulle nostre montagne. I gestori: «Chiediamo responsabilità»

Si è aperta, dunque, la nuova stagione della montagna. I rifugi hanno recepito le linee guida che regolamentano la riapertura e, come già successo ad esempio per i ristoranti, dovranno sottostare a precise indicazioni per la tutela della sicurezza. «Le parole chiave sono responsabilità e buon senso, sia di noi gestori sia di chi ama e vive la montagna – ci spiega Odasso –. Da sabato 30 maggio tutti i rifugi del tour del Marguareis torneranno ad aprire i battenti, ma senza questi concetti base sarà tutto più complicato. Da parte nostra attiveremo protocolli ben precisi: distanziamento, sanificazione, utilizzo di dispositivi, ma speriamo che tutti rispettino le regole. Il primo consiglio è ovviamente quello di portarsi sempre dietro le mascherine, necessarie quando la distanza tra le persone è inferiore ad un metro, e poi adeguarsi a tutte le misure di prevenzione, sia interne che esterne al rifugio».

«Non vogliamo fare i poliziotti, ma dobbiamo garantire sicurezza»

Riaprono i rifugi sulle nostre montagne e uno dei temi che si sono proposti è quello del controllo. «Come dicevo prima – continua Odasso –, confidiamo molto sul senso di responsabilità dei visitatori. Se le mascherine sono obbligatorie vanno indossate, anche nel rispetto di chi nel rifugio ci lavora. Solo i nuclei famigliari possono stare ad una distanza inferiore al metro, tutti gli altri, compreso un gruppo di amici, dovrà adeguarsi. Non ci possono essere deroghe. Noi siamo tenuti a vigilare: certo non vogliamo fare i poliziotti, ma essere attenti sì. Dovremo prendere le generalità e quando le cose non vanno bene correre ai ripari. Un po’ come successo quando entrò in vigore la legge contro il fumo nei locali: chi non si adeguava veniva accompagnato fuori. E poi non dimentichiamo che sono previste multe salatissime, quindi sono sicuro che ognuno farà la sua parte».

Le linee guida dei rifugi

La caratteristica propria del rifugio è proprio quella dell’accoglienza ed è quindi inevitabile che, in questo senso, le linee guida emanate dalla Regione abbiano posto attenzione su ogni fase del soggiorno. Ogni area deve essere delimitata, consentendo un accesso regolamentato, con cartelli che richiamino le norme igieniche e le distanze di sicurezza e prevedere percorsi che non permettano l’incrocio delle persone. Obbligatorio il dispenser con il gel disinfettante. Nelle aree esterne, ove possibile, è opportuno provvedere alla copertura esterna con gazebi, tende, pensiline, limitando così l’eccessiva pressione all’entrata del rifugio.
L’entrata in rifugio è contingentata in base al numero di persone previsto e si potrà accedere solo utilizzando i dispositivi di sicurezza previsti e con distanza di almeno un metro (questa norma non viene applicata per i nuclei familiari). Il servizio al tavolo sarà effettuato con utilizzo della tovaglietta monouso e disinfezione prima del riutilizzo dei posti. Nel caso in cui si raggiunga l’occupazione massima prevista dei posti a sedere per la ristorazione all’interno del rifugio, nel rispetto delle distanze di sicurezza, il gestore deve predisporre un cartello in entrata che blocchi l’accesso.

«Prenotarsi è obbligatorio per un posto in rifugio»

«La prenotazione è obbligatoria per chi vuole mangiare e pernottare nei nostri rifugi – spiega ancora Odasso –. Quindi è necessario che, semplicemente con una telefonata, i gestori vengano avvertiti in tempo. La conformazione di ogni rifugio è diversa, chi ha camere più piccole e chi camerate vere e proprie. Il concetto di base è che deve essere garantito il distanziamento sociale per chi non fa parte dello stesso nucleo famigliare. Quindi potrà capitare che ci si possa trovare a dormire con altre persone, ma tutti, se non famigliari, a distanza di almeno un metro. E sarà nostro compito e dovere avvertire, al momento della prenotazione, quale sarà la dislocazione per la notte». «In rifugio noi garantiamo un posto letto con materasso, coprimaterasso in tessuto lavabile e set monouso composto da copri materasso e copri federa monouso in TNT – continua Odasso –, che i nostri dipendenti provvederanno a gettare e cambiare al mattino. Non ci si può muovere nella zona notte dei rifugi con gli scarponi: gli ospiti dovranno indossare ciabatte proprie».
«Il rifugio Mondovì è allestito con camere più piccole – spiega il gestore Mariolino Canavese – per cui siamo in grado di garantire il pernottamento a famiglie in assoluta sicurezza, in locali sanificati. Oltre al classico dehor, abbiamo poi attivato, nell’area esterna al rifugio, un’area per la somministrazione dei pasti, allestendo tende sotto le quali consumare cibi e bevande al riparo dalle intemperie. Ricordo a tutti che è obbligatoria la prenotazione».

Dormire in tenda o… sotto le stelle

Riaprono i rifugi sulle nostre montagne. E per i pernottamenti è tornato d’attualità il concept dell’utilizzo della tenda. «È stato uno dei temi in discussione tra i gestori – ci dice Odasso –. Il problema erano ovviamente gli spazi e il superamento delle limitazioni imposte dai vari Enti Parco. Superate queste difficoltà, comunque, adesso sarà possibile pernottare in tenda nei pressi dei rifugi, usufruendo delle nostre strutture per pasti e servizi. I rifugi che hanno la possibilità, poi, si stanno organizzando per offrire tende già allestite: nel mio caso, ad esempio, al “Mongioie” ho realizzato pedane in legno dove ho sistemato alcune tende da alta montagna, fornite di materasso, copri materasso e lenzuola lavabili che cambieremo ad ogni accesso. Ovviamente resta l’obbligo di portarsi il proprio saccoapelo». «Ma qui ci sarà anche l’opportunità di dormire sotto… le stelle – continua il gestore – sfruttando i nostri StarsBox, strutture in legno il cui tetto si può spalancare, in modo da trascorrere la notte ammirando il cielo stellato. In questo caso forniremo tutto l’occorrente per la notte, dal materasso, a lenzuola, federe, coperte. Il tutto lavabile e riutilizzabile in sicurezza».

I rifugi del tour del Marguareis

Una delle gite più belle e frequentate è senza dubbio il tour del Marguareis e i gestori dei vari rifugi-tappa sono pronti: da sabato tutti riapriranno, dai rifugi “Pian delle Gorre” e “Mondovì” (già aperti nel week-end), al “Garelli”, dal “Mongioie” al “Don Barbera”, fino alla “Locanda d’Upega”. «In queste settimane abbiamo risistemato i sentieri e l’accesso alle nostre strutture è garantita in tutta sicurezza – conclude Odasso –. La speranza è che chi verrà a trovarci viva consapevolmente questa situazione e che trovi il modo di passare momenti belli ed unici, che, di questi tempi, non possono che fare un gran bene».

 

RIFUGIO "PIAN DELLE GORRE"

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RIFUGIO "MONDOVÌ"

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RIFUGIO "GARELLI"

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RIFUGIO "MONGIOIE" 


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RIFUGIO "DON BARBERA" 


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"LOCANDA D'UPEGA"


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