Christo, addio all’ultimo grande artista pop

È morto, a 84 anni, Christo, uno degli ultimi artisti davvero iconici ancora operanti. La sua fama era legata ai celebri impacchettamenti di monumenti famosi.

È morto, a 84 anni, Christo, uno degli ultimi artisti davvero iconici ancora operanti. La fama pop partiva ovviamente dal nome, in grado immediatamente di colpire: era però il suo reale nome di battesimo. Meno noto il fatto che il nome, come sigla, includeva anche la moglie Jeanne Claude,  artista di origine marocchina scomparsa nel 2009. Oggi sotto questo marchio restava solo più il grande vecchio della Land Art, che incarna perfettamente l'archetipo dell'artista visionario.

Dopo gli studi in Bulgaria, Christo giunge a Parigi nel 1958, dove conosce e sposa la moglie, e inizia a comporre impacchettamenti di oggetti di piccole dimensioni, in particolare cartoni e bottiglie. Una operazione ancora pop-art, in cui si riflette sul concetto di involucro impacchettandolo il contenitore: nascondendolo, lo si tramuta in opera d’arte, con un processo inverso a quello di Warhol nella Coca Cola, del Brillo e della Campbell Soup.

Nel 1967 nasce però la Land Art, risposta ecologistica alla critica della società dei consumi della Pop Art, che trionfa negli anni '70. Con essa l'impacchettamento di Christo si volge a realtà naturali, come le Wrapped Coast dell'Australia (1968-1969). A Milano impacchetta il monumento a Vittorio Emanuele II, padre della patria, e Leonardo da Vinci (1970), ponendosi così implicitamente in continuità col massimo genio del Rinascimento. I tradizionalisti scuoteranno la testa, come di fronte ai tagli di Fontana. Ma Christo diviene uno dei pochi autori ad avere uno stilema immediatamente riconoscibile, e diventa pop anche nella cultura mainstream.

Christo

Gli impacchettamenti a Roma arrivano nel 1974, impacchettando le mura romane (nella Berlino capitalista invece impacchetta il Reichstag, 1971-1975). Di fatto, l'impacchettamento di Christo, che nasconde un landmark (paesaggistico o urbano) diventa, nascondendo, il miglior modo di pubblicizzare (sarebbe stato bello, anche se impossibile, avere la Torre del belvedere o il Santuario impacchettati dall’autore...).

Nel 1977 matura il progetto della Mastaba, la piramide tronca (ma, a differenza delle mastabe egizie, di enormi dimensioni) da realizzarsi per gli Emirati Arabi Uniti, alleato statunitense dell'area, nominandoli implicitamente "nuovi faraoni" del medio-oriente. Segue l'auto-impacchettamento del 1978-1981, con cui l’artista si avvolge in un telo come aveva fatto finora con le sue opere; impacchetta perfino (simbolicamente) il globo terrestre in una immagine simbolica usata da TIME nel 1989 per il suo "Man/Woman of the Year": il mondo, nell'anno dei grandi sconvolgimenti del post-moderno. Ha anche una liason con il fumetto: nel 2003 comunque omaggia Schulz (scomparso nel 2000) con il suo Wrapped Snoopy House (Schulz l'aveva inserito nei Peanuts nel 1978).

Una delle sue ultime grandi opere era stata italiana: il ponte sospeso sull’Iseo, del 2016, che aveva trovato un incredibile successo di pubblico. Quest’anno, Christo avrebbe dovuto impacchettare l’arco di trionfo a Parigi: il COVID l’aveva costretto a reinviare al 2021. Seguendo i suoi progetti, sarà fatto l’anno prossimo: sarà la sua opera definitiva.