Maturità pandemica / Maturità, t’avessi preso prima!

Sarà una notte prima degli esami diversa, inedita, incompiuta. L’ esame di stato 2020 resterà nella storia come la maturità della pandemia, senza prove scritte e senza commissari esterni. D’altra parte sono stati i mesi del “senza”: da marzo vediamo i volti dei maturandi attraverso uno schermo, che restituisce un’immagine sbiadita (quando la restituisce) e una voce che arriva (quando arriva) dall’eco di un microfono. Il potere della tecnologia ci ha permesso di proseguire le lezioni, con tanta fatica per tutti, abbiamo spiegato, corretto e interrogato. Abbiamo avuto una piattaforma in grado di contenere fi le audio, video e slide, ma non abbiamo avuto sorrisi e respiri. Abbiamo usato webcam e microfono, quando avremmo voluto girare tra i banchi in mezzo a zaini e scartoffie. E ora siamo all’ultimo capitolo di questa (dis)avventura, alla vigilia di questo rito di passaggio tanto temuto quanto celebrato, in versione ridotta e distanziata, e cadenzata in cinque step da consumarsi in un’ora prima di salutare i nuovi maturati classe 2001. Non ci sarà il plico telematico contenente le tracce degli scritti: niente tema insomma, e neppure seconda prova: archiviate per quest’anno quelle 6 ore seduti ai banchi in fi la indiana sudando su fogli protocolli vidimati uno ad uno. Dopo la riunione preliminare del 15 giugno, in cui i commissari, tutti docenti interni alla classe, con solo il presidente come membro esterno, si incontreranno, il 17 giugno inizieranno gli orali. In questi giorni i maturandi stanno già lavorando a quella che sarà una fase del colloquio: seguendo una traccia data dalla commissione, con riferimento alle materie di indirizzo, ogni candidato sta preparando in questi giorni un elaborato personale che discuterà davanti al commissario il giorno dell’orale. Un orale che che varrà 40 dei 100 punti previsti, affidando i restanti 60 ai risultati del percorso scolastico dell’allievo. Non sappiamo come ci si sentirà, né come andrà questo esperimento, speriamo primo e ultimo. Con protocollo di sicurezza per tutti, sappiamo che saremo a distanza e con le mascherine e che il candidato sosterrà il colloquio in cinque fasi, incluse le parti dedicate all’esperienza di alternanza scuola-lavoro e alle tematiche di cittadinanza e costituzione. Le prime due fasi giocano a “sostituzione” degli scritti: oltre alla discussione del lavoro di approfondimento sulle discipline di indirizzo, infatti, ogni candidato dovrà sostenere una parte di colloquio basandosi su un testo di lingua e letteratura italiana per poi passare alla fase multidisciplinare in cui gli “attrezzi del mestiere” saranno, anche in questo caso, testi, immagini o documenti relativi alle discipline studiate: un punto di partenza che dovrà dimostrare, e qui si parrà la sua nobilitate, che il candidato sappia muoversi agevolmente fra i contenuti studiati, trovando nessi e legami che costituiscano la struttura di un discorso coeso e coerente. Perché questo è e resta lo scopo della scuola: la costruzione di un pensiero logico e critico che sia base per la formazione di una coscienza umana e civica.