“Pane del cammino, Pane che fa la comunità, Pane che rende liberi”

La riflessione del vescovo mons. Egidio Miragoli, nella celebrazione eucaristica del “Corpus Domini” all’Altipiano

«Festa introdotta da Urbano IV nel 1264, a seguito di un evento eccezionale (il miracolo di Bolsena) che ha coinvolto il pellegrinaggio e i numerosi dubbi di un prete dell’epoca, il “Corpus Domini” intende riconoscere e promuovere il dono grande dell’Eucaristia – ha detto il vescovo mons. Egidio Miragoli, presiedendo la celebrazione eucaristica domenica scorsa nella Parrocchia-Santuario del Sacro Cruore, all’Altipiano –. Dono di cui, alla luce anche dei mesi appena trascorsi, abbiamo maturato una percezione e una coscienza certamente diversa. Il forzato digiuno e l’allontanamento da questo sacramento penso che abbiano, infatti, generato sentimenti e reazioni assai diverse nel cuore dei credenti e della comunità cristiana. Reazioni che spero possano aiutarci a maturare un desiderio profondo di riscoperta dell’importanza dell’Eucaristia nella vita della Chiesa e nel nostro vissuto personale. Alla luce delle letture proclamate ed ascoltate, vorrei offrire alcune piste di riflessione sul Santissimo Sacramento».

EUCARISTIA: PANE DEL CAMMINO
«La prima lettura, tratta dal Deuteronomio, attesta il faticoso e lungo cammino del popolo di Israele verso la terra promessa – ha proseguito il vescovo –. Un’esperienza che per Israele è costitutiva, ma risulta esemplare per tutta l’umanità. Un cammino che racchiude e rappresenta il lungo e tortuoso percorso che l’umanità deve costantemente affrontare per essere liberata dalle proprie schiavitù, dai propri peccati. La nostra condizione umana si trova a dover sempre affrontare periodi di deserto, periodi in cui la meta non appare chiaramente, in cui la vita è messa alla prova su più fronti. Eppure il Signore non abbandona il suo popolo, lo nutre di manna, per aiutarlo a comprendere che “l’uomo non vive soltanto di pane ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore”. Nel dono della manna possiamo intravedere un’anticipazione dell’Eucaristia, pane spezzato, vino versato, corpo e sangue del Signore. Esso ci viene offerto per nutrirci e sostenerci, per permetterci di affrontare il lungo e faticoso cammino di liberazione, anche e soprattutto quando questo cammino mostra la sua pesantezza. L’Eucaristia è, quindi, quel pane del cammino, utile ed indispensabile per proseguire, per avere le forze necessarie per lottare, per non perdere la fede, la speranza e la carità. In altre parole: l’Eucaristia, come la manna, è legata alla storia della nostra vita, storia di traversate. Ci ricorda che se siamo vivi, se non siamo venuti meno lungo i deserti della vita, è perché è sceso qualcosa dall’alto, proprio come dice oggi Gesù nel Vangelo: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo”».

L’EUCARISTIA FA LA CHIESA E LA CHIESA FA L’EUCARISTIA
«La seconda lettura allarga ulteriormente l’orizzonte, permettendoci di comprendere che l’Eucaristia non è destinata unicamente al nutrimento e alla devozione individuale, ma intende formare e riunire la comunità – ha aggiunto mons. Egidio Miragoli –, la Chiesa. San Paolo ci indica la via per una genuina celebrazione dell’Eucaristia, scrivendo alla comunità di Corinto, spezzata in sette gruppuscoli: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”.

Un noto teologo sintetizzava: “L’Eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucaristia” (H. de Lubac). Attorno all’Eucaristia la comunità si forma, si raduna. Siamo chiamati a diventare un unico corpo condividendo l’unico Pane che è Cristo. La mancanza di questo sacramento che abbiamo sperimentato nelle scorse settimane non era riferibile, quindi, solo al nostro cammino individuale ma al fatto che è anche venuto meno il nostro sentirci parte della comunità dei credenti, della Chiesa, di coloro che riferiscono la loro vita al Signore. Sant’Agostino ha elaborato a tal proposito una bellissima pagina. Scrive: “Se vuoi comprendere [il mistero] del corpo di Cristo, ascolta l’Apostolo che dice ai fedeli: ‘Voi siete il corpo di Cristo e sue membra’ (1Cor 12,27). Se voi dunque siete il corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore è deposto il mistero di voi: ricevete il mistero di voi. A ciò che siete rispondete: ‘Amen’ e rispondendo lo sottoscrivete. Ti si dice infatti: Il Corpo di Cristo, e tu rispondi: “Amen. Sii membro del corpo di Cristo, perché sia veritiero il tuo Amen” (Agostino, Serm. 272). Si partecipa dunque del Corpo di Cristo, l’Eucaristia, per divenire Corpo di Cristo, Chiesa. Non solo il pane e il vino si trasformano nel corpo e sangue di Cristo, ma la Chiesa, noi, riceviamo questi doni trasformati e a nostra volta ci trasformiamo in Cristo. Mistero assai grande della nostra fede e assai poco conosciuto».

ADORARE L’EUCARISTIA: PROFESSIONE DI LIBERTÀ
«Tradizionalmente al termine di questa celebrazione si svolgeva la processione. Attraverso di essa si voleva rendere visibile il cammino della comunità cristiana per le strade del mondo sostenuta dal “pane vivo, disceso dal cielo” – ha concluso il vescovo –. Ora le attuali disposizioni rendono impossibile questo momento che sostituiremo con qualche istante di adorazione silenziosa, un atteggiamento che i singoli e le comunità hanno un po’ smarrito, perché, forse non ne abbiamo chiaro il significato. In questa circostanza mi è caro, pertanto, riproporlo con due considerazioni. La prima è racchiusa in un’immagine: questo gesto di contemplazione assomiglia molto allo sguardo di una madre che di notte si alza per guardare il proprio figlio o la propria figlia dormire. Contempla e ringrazia per quel dono prezioso. Questa immagine me ne richiama un’altra simile, attinta alla biografia di san Giovanni Maria Vianney che, a chi gli chiedeva spiegazione sul suo stare immobile, senza nulla dire, davanti al tabernacolo, rispondeva: “Io lo guardo, Lui mi guarda”. Diciamolo diversamente: per comunicare veramente con una persona devo conoscerla, devo saper stare con lei, ascoltarla. Così anche con Dio. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità, fatta anche di sguardi e di silenzi».

Essere trasformati dall’Eucaristia
«Infine alcune parole di Benedetto XVI: “Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito” (Benedetto XVI, 22 maggio 2008, solennità del Corpus Domini). Possa ciascuno di noi assumere nella propria vita questo prezioso atteggiamento nei confronti del Corpo e Sangue di Cristo, dono che trasforma la nostra vita se davvero lo crediamo».