Cosa succede nella trap in Italia?

Viaggio con il monregalese Lorenzo Donato tra la musica “sintetica” e quella suonata 51

di Giacomo Mondino

La trap è genere tra i più controversi oggi. La FSK è un collettivo lucano che fa trap – disco d’oro a gennaio per l’album d’esordio “FSK Trapshit” –; i componenti si fanno chiamare Taxi B, Sapobully e Chiello. Si dice che urlino, non si capisce quando parlano, ma le loro produzioni, grazie a Greg Willen, sono orientate oltre all’etichetta di genere. Nessuna pandemia ha fermato la loro ascesa e durante la quarantena hanno pubblicato un singolo solista a testa. Dopo i due brani spacconi di Sapobully e Taxi B, Chiello ha completato il tris con Crema di Buccia, brano indie-pop più melodico ed introspettivo. La produzione, oltre a Greg Willen, vede anche il monregalese Lorenzo Donato nel ruolo di compositore assieme a Davide Mancini. Entrambi i musicisti, dal background più rock, raccontano che «Greg è un vero produttore, non solo un ottimo beatmaker; molto aperto a nuovi suoni ci ha dato piena fiducia. Avuta la direzione ci siamo buttati su un lavoro a 4 mani sulla parte strumentale.» La trap si fonda su temi, suoni e attitudini specifiche, ma soprattutto sulla combo artista-beatmaker. «Troppi teenager assimilano qualsiasi ascolto a questo binomio: la voce e lo strumentale – venendo meno il supporto di strumenti “rock” o di una band – e la chitarra elettrica viene considerata strumento vecchio, ma ha una storia recentissima (è nata 70 anni fa) a differenza di un pianoforte che ha 300 anni ed è lo stesso suono – simulato da un computer – presente in tantissimi beat». I software riproducono qualsiasi cosa, ma la differenza rispetto a due mani su una chitarra elettrica sta nell’umanità del suono. Lorenzo aggiunge: «Una drum machine non è la stessa cosa di una batteria, anche se i suoni sono gli stessi. Sono mezzi diversi, creano forme diverse, la cosa importante è sperimentare con entrambi». Chiedo a entrambi se l’uso di strumenti musicali, oggi di scarsa attrazione tra i più giovani, possa tornare di moda vista la ricerca verso forme più ibride: «È possibile, e gli artisti giocano un ruolo importante: oggi fa figo diventare rapper o produttore seguendo i propri idoli, così come da quindicenni ascoltando i Red Hot Chili Peppers eravamo attratti da basso e chitarra». Abbiamo qualche esempio in brani come Sabbie d’Oro di Massimo Pericolo o l’esibizione unplugged di Ketama 126 con Generic Animal. «Alcuni beatmaker si stanno esaurendo, la sperimentazione dei suoni usando solo un pc è molto più limitata di quanto sembri». C’è poi da chiarire il tema forse sensibile, su cui battono i più critici e che disaffeziona gli scettici, sui messaggi veicolati. Questo genere è il riflesso di una società in cui – un po’ come negli anni ‘80 – la forma fa da contenitore per intrattenere il pubblico e non passa solo tramite la musica, ma anche i social media; altresì i contenuti cercano l’eccesso perchè eccedere fa parte del gioco, eccedere ti identifica tra i tanti tantissimi tutti connessi.