«Da grande sarò un potarally» – INTERVISTA A NICOLA BERUTTI

Il team manager racconta la sua vita nel motorsport, in un libro autobiografico, i cui proventi andranno in beneficienza. E non esclude un ritorno nell'automobilismo

Da oggi è disponibile nel catalogo Amazon e sugli scaffali della libreria “Banco” di Mondovì l’autobiografia di Nicola Berutti, monregalese classe 1989, oggi professore di scienze motorie e sportive pressa la scuola secondaria ma per anni impegnato sulle strade e nei circuiti di tutto il mondo come navigatore di rally prima e direttore sportivo nel WTCC e WTCR poi. Una forte passione per i motori ereditata dai genitori che lo portarono al suo primo rally a 40 giorni dalla nascita, tant’è vero che perse il cordone ombelicale sulla piazza di Roapiana nell’attesa di una prova speciale. Da allora Nicola ne ha fatta e ne ha percorse di strade fino ad arrivare a realizzare il sogno di ogni bambino laureandosi campione del mondo turismo come direttore sportivo del BRC Racing Team. Acquistando il libro si darà un prezioso contributo al progetto #CorrerePerUnRespiro con il ricavato dell’iniziativa che verrà devoluto alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica Onlus (FFC).

Giusto partire dal titolo, cosa significa “potarally”?

«Niente! O meglio, nel personalissimo vocabolario di un bambino che aveva difficoltà di pronuncia era la risposta che ero solito dare quando qualcuno mi chiedeva cosa avessi sognato di fare da grande. “Potarally” significava pilota di rally e anche se negli anni sono diventato navigatore posso dire di ritenermi fortunato per aver realizzato il mio sogno.
Qualcuno potrebbe giudicare pretenziosa un’autobiografia scritta a soli 31 anni
Durante il periodo di quarantena ho avuto molto tempo libero che ho deciso di reinvestire mettendo per iscritto le mie avventure. Inizialmente non pensavo di scrivere un libro da pubblicare ma semplicemente di raccogliere memorie da lasciare custodite in un cassetto e forse raccontare un giorno ai miei figli. Una volta terminato ho però pensato fosse giusto condividere quelle esperienze che avrebbero potuto dare la forza ad altri bambini di inseguire quel mio stesso sogno. L’opportunità di sostenere l’iniziativa di Rachele Somaschini, pilota che ha deciso di dare battaglia alla sua malattia sensibilizzando e raccogliendo fondi da destinare alla ricerca, ha fatto il resto».

Cosa troviamo tra le pagine del libro?

«La mia storia. Da quando scorrazzando con il triciclo in casa dei miei nonni, facendo impazzire quello che adesso è il papà della mia fidanzata e che allora abitava al piano di sotto, fino alla vittoria come team manager del Campionato del mondo WTCR con il pilota Gabriele Tarquini, passando per i tanti anni da navigatore nei rally. Questo percorso mi ha permesso di visitare luoghi che altrimenti non avrei mai visto e condividere vere e proprie esperienze di vita, spartite con piloti, tecnici e ingegneri che ancora oggi sento e posso considerare amici».

Come si diventa team manager?

«Sicuramente fondamentale è stata l’esperienza da navigatore nei rally. Anche se può non sembrare i due ruoli sono molto simili: il navigatore è una figura che prepara la gara sia da un punto di vista strettamente logistico che nella gestione tattica e psicologica del pilota. Da direttore sportivo il lavoro inizia a tavolino con la ricerca del personale che andrà a comporre la squadra per poi passare alla gestione della attrezzatura e alla logistica per portare il team a gareggiare in tutte le piste del mondo. Dopodiché si passa alle gare in cui, insieme con direttore tecnico e ingegneri, si studiano le strategie migliori per arrivare al successo e, cuffie in testa, si danno le informazioni utili al pilota. Senza dimenticare che il team manager è quello che va a litigare con i commissari di gara quando viene presa una decisione a sfavore dei propri piloti (ride, ndr). Un esempio su tutti quello del celebre Jean Todt il quale, prima di laurearsi campione del mondo da direttore sportivo al fianco di Michael Schumacher e arrivare addirittura a ricoprire il ruolo di presidente della FIA, è stato per 15 anni copilota di rally».

Come si diventa invece campioni del mondo?

«Bisogna trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Dopo un inverno difficile in cui era mancata mia nonna la Pro Team di Arezzo decise di puntare su di me per l’imminente campionato di WTCC. Ho avuto modo di farmi notare da un team ufficiale e la stagione successiva ho iniziato a lavorare per Honda. La chiamata di BRC mi ha portato in un team attrezzato per vincere con la prestante Hyundai i30 guidata da piloti del calibro di Gabriele Tarquini e Norbert Michelisz. Un’emozione fortissima se ripenso al fatto che Tarquini e altri piloti del paddock erano gli stessi che da piccolo sceglievo giocando a TOCA Touring Car sulla PlayStation. Il 2018 è stato un anno durissimo perché oltre al mondiale seguivo anche test di sviluppo il TCR Italy, campionato italiano di turismo, arrivando a passare oltre 130 notti fuori casa. Però gli sforzi vennero ricompensati con una tiratissima vittoria conquistata all’ultimo giro dell’ultima gara, con Tarquini relegato nelle retrovie a lottare per conquistare quel punticino che gli avrebbe consentito di aggiudicarsi il titolo iridato. Nella penultima gara infatti entrambe le vetture erano andate distrutte e grazie a un capolavoro corale in appena un’ora riuscimmo a rimettere in pista i nostri piloti e regalarci la vittoria».

A chi è dedicato il libro?

«A tutti coloro che hanno fatto parte del mio percorso. Potrà sembrare scontato ma il primo grazie è rivolto alla mia famiglia che ha sempre sostenuto e mai ostacolato questa mia passione. Ringrazio la mia fidanzata Valentina che ha riletto e corretto il libro. Dovuta la dedica a tutti i piloti che ho affiancato nei rally così come quelli che ho gestito, senza dimenticare naturalmente tecnici e ingegneri, ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa».

Tornerai a correre?

«Vinto il mondiale, nonostante un’opzione di rinnovo per l’anno successivo, capii di aver bisogno di staccare, di concedermi il famoso anno sabbatico. Già in questa stagione avevo però deciso di rientrare nel motorsport ma la pandemia ha drasticamente cambiato i miei piani. Per il futuro rimane viva l’offerta di BRC che mi affiderebbe la gestione sportiva di un programma. Non sarà comunque semplice decidere di abbandonare la serenità di un professore di ginnastica per tornare allo stress, alla perenne reperibilità e alla completa mancanza di tempo libero che impone il ruolo del team manager. L’emozione che sa dare lo sport, però, rimane unica così come la gioia che sa regalare il raggiungimento di traguardi così prestigiosi. Mai dire mai».

Il costo del libro è di 10 euro. Sarà possibile anche richiedere una copia autografata all’indirizzo e-mail dedicato potarallyffc@gmail.com.