Beatles 50/Abbey Road, l’ultimo vero album

Sono tanti gli argomenti da sviluppare su Abbey Road, uno dei principali album dei Beatles: dalla copertina alla scelta del titolo, dalla consacrazione artistica di Harrison al lavoro di Paul in produzione per dare una degna conclusione ad una band prossima allo sfaldamento. Se Sgt. Pepper’s è celebrato un po’ ovunque come l’album migliore, tallonato da Revolver, non va sottovalutato Abbey Road a cui, almeno chi scrive, assegna qualità non da poco: il disco più completo e che più ha seminato nel corso del tempo. Una sintesi perchè il primo lato del vinile - da Something (tra le migliori canzoni di Harrison) a Octopus’s Garden – raccoglie tutte le fasi artistiche della band, mentre in Come Toghether si delinea il cambio di passo di Lennon. Il lato B vede centrale la fi gura di Paul che, insieme al produttore George Martin, lavorò per ricostruire la poliedricità artistica della band (con buona pace di Lennon, contrario all’idea) mettendo in serie, dopo Here Comes the Sun e Because, una suite musicale – citazione delle opere classiche – impropriamente chiamata Long Medley; e nonostante i rari incontri durante la lavorazione del disco il secondo lato raggiunge un equilibrio perfetto. E poi c’è I Want You (She’s so Heavy), brano di John che chiude il lato A, uno dei rari brani nella produzione dei Beatles (insieme a Revolution 9) lunghi, in cui i Fab Four si incontrarono per l’ultima volta insieme in sala d’incisione. Il brano ha una serie di cambi di tempo ed una coda molto lunga, tecniche che all’epoca frequentavano altri tipi di band. Se con tutto Abbey Road i Beatles prendono commiato e defi - niscono chi furono, in I Want You la band lascia spunti fondamentali per le band a venire: sperimentazioni a cui si aggiunge una bella dose di cupezza che Lennon si porta dietro; sarà fondamentale per la nascita negli anni ‘70 dell’hard rock e per quello che si svilupperà 20 anni dopo, dalle ceneri di punk e hard rock, nella musica alternativa dal grunge in poi (dagli Alice In Chains ai Blur, fi no ai Queens of the Stone Age o passando per i “nostri” Verdena). Una pietra miliare, che oggi merita essere riascoltata.

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