Giorgio Pellegrino, il Covid e la meritata pensione: «Ho avuto paura»

Una storia d’amore con il paese: dopo quarant’anni martedì è stato l’ultimo giorno di lavoro in Comune

Giorgio Pellegrino
Giorgio Pellegrino col sindaco Stefania Ieriti

Mai un giorno di mutua in 40 anni di lavoro. Poi è arrivato il Covid. «A un passo dalla pensione, farne 42 tutti di seguito ti fa pensare». La paura, sì, quella c’è stata. Erano i giorni più terribili, la gente moriva, il ricovero in Ospedale, la diagnosi, la lunga degenza. «Ma il coronavirus mi ha permesso di capire come mi dovrò curare d’ora in poi». Giorgio Pellegrino, leva ’57, martedì 30 giugno è entrato per l’ultima volta nei “suoi” uffici in Municipio a Carrù, lì al primo piano, in quello che è stato il suo habitat dal lontano gennaio 1981. Una vera e propria “istituzione” per il paese. Non di forma, ma nella pratica. E nell’uscire dal retro, per l’ultima volta da dipendente, sui ciottoli della piazzetta interna, ha chiuso in maniera dolce una storia lunghissima, con in mezzo un premio del Bue d’oro “a sorpresa” e pure la nomina a Cavaliere della Repubblica, anche se questa è prima di tutto una storia d’amore. Giorgio quando la racconta ha gli occhi velati dall’emozione: «Tornare, vedere il campanile di Carrù è ogni volta un qualcosa di stupendo. Queste mura mi hanno dato tanto, ma, in primis ci sono le persone. È stato bello lavorare qui, mi ha permesso di rimanere in mezzo alla gente. Ho conosciuto tantissimi carrucesi, della maggior parte conservo solo più un caro ricordo. Chi più tranquillo, chi più nervoso, ma tutti mi hanno lasciato qualcosa. Cosa potevo chiedere in più?» (...)

L'intervista completa su L'Unione Monregalese del 1 luglio 2020.
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