Caccia, la Regione Piemonte approva le variazioni alla normativa

Legambiente: “Legge contro ogni logica di tutela ambientale e faunistica”

Caccia Piemonte

Approvate nei giorni scorsi dalla Regione Piemonte alcune variazioni in materia di caccia. La sintesi politica è stata trovata con l’approvazione – sempre a maggioranza - dell’emendamento 5741 all’articolo 16, che esclude 8 specie cacciabili rispetto a quelle inizialmente previste. Si tratta, nello specifico, di mestolone, porciglione, frullino, pavoncella, combattente, moriglione, merlo, lepre variabile. L’opposizione ha ritirato decine di emendamenti per poter appunto proseguire con la votazione. L’articolo 17, che riguarda i risarcimenti, è stato emendato prevedendo di coinvolgere anche le province e la Città Metropolitana di Torino .

Legambiente: “Legge contro ogni logica di tutela ambientale e faunistica”

«Sette nuove specie cacciabili (allodola, fischione, codone, folaga, canapiglia, marzaiola, pernice bianca), abolizione del divieto di caccia nelle domeniche di settembre, abrogazione dei limiti di ingresso per i cacciatori provenienti da altre regioni e perdita del legame cacciatore-territorio, nessuna possibilità per i proprietari dei fondi di ottenere il divieto di caccia. Siamo di fronte alla decisione di una Giunta Regionale – dichiara Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – che ha scelto di anteporre gli interessi ludici di una ristrettissima minoranza dei cittadini a quelli di protezione ambientale e faunistica. Oltre all’allargamento delle specie cacciabili, la norma approvata contiene altri aspetti del tutto inaccettabili: l’apertura della caccia notturna (due ore prima dell’alba e due dopo il tramonto) agli ungulati mette a rischio tutte le specie residenti nelle aree interessate dalle battute; la riduzione dei capi di abbigliamento ad alta visibilità obbligatori rende meno visibili i cacciatori mettendo a rischio i frequentatori delle aree boschive e, in ultima analisi, anche i cacciatori stessi. Quelle approvate sulla caccia in Piemonte – conclude Giorgio Prino – sono norme assolutamente inaccettabili. Nei contenuti e nella forma».

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