Addio al maestro Ennio Morricone

Scompare a 91 anni un grande compositore italiano. Ennio Morricone ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema

Ennio Morricone: addio a uno dei più grandi compositori italiani

Aveva imparato dal migliore. Goffredo Petrassi, maestro d’altri tempi, uno dei primi autori di colonne sonore cinematografiche in Italia, uno dei grandi compositori del ‘900. La sua Partita per orchestra è ancora oggi stabile nei repertori delle istituzioni sinfoniche di tutto il mondo. Fu lui ad accompagnare quel suo allievo trombista (dizione che Morricone mantenne per tutta la vita, in luogo del moderno “trombettista”) allo studio della composizione. Ennio ricevette quella tromba dal padre, a sua volta musicista, che gli aveva detto in quell'occasione: «Io ho fatto crescere voi che siete la mia famiglia con questo strumento. Tu farai lo stesso con la tua» troncando le aspirazioni del ragazzo, che voleva fare medicina. Con spirito d’abnegazione d’altri tempi, Ennio si diede allo studio della musica. Inizialmente si dedicò quasi con vergogna al lavoro “sporco” di suonare nelle orchestre di varietà, di scrivere e arrangiare per la musica leggera e, in seguito per il cinema. Per l’accademia di allora, era quasi un disonore, per un diplomato in composizione, cedere alle attrattive della musica di consumo. Era un lavoro, né più né meno, percepito quasi alla stregua di un compito impiegatizio. Lo stesso Morricone, per anni, visse con insofferenza l’attenzione nei confronti di quella musica per il cinema che gli capitò di fare: la prima occasione arrivò con Salce, per il “Federale”. L’incontro che cambiò la sua vita fu quello con Leone, un compagno di banco delle elementari ritrovato a sorpresa, per caso. Cercava un compositore per un film western. Soldi ce n’erano pochi, tant’è che il caratteristico sound che sarebbe poi diventato iconico, un vero e proprio marchio di fabbrica del genere, imitato da centinaia di altri compositori, nacque anche per fare di necessità virtù e sfruttare al meglio il limitato ensemble a disposizione. Geniale l’idea di usare strumenti del folklore italiano, come lo scacciapensieri, per raccontare gli immensi, aridi spazi del western americano. Nella sua carriera Ennio Morricone ha musicato più di 500 pellicole, scritto musica contemporanea, musica sacra (solo nel 2015 ha pubblicato la Missa Papae Francisci, dedicata a Papa Francesco) arrangiato canzoni, musica di scena. Eppure il suo nome è indissolubilmente legato al western, per cui non scrisse più di una trentina di partiture. Fu lì che lasciò il suo segno più incisivo e personale, con idee che hanno cambiato la storia del cinema. Fu proprio musicando un western, che vinse l’oscar nel 2015, l’unico per una pellicola (nel 2007 aveva vinto quello alla carriera), ironia della sorte con uno spartito distintissimo dagli stilemi del western che aveva contribuito ad inventare. Morricone era soprattutto questo: un artista che aveva un rispetto profondo del mestiere e del proprio pubblico, con un codice d’onore rigidissimo. Basta leggere uno dei libri di interviste recentemente pubblicati, “Inseguendo quel suono” con il giovane compositore Alessandro De Rosa o “Ennio un maestro” con Giuseppe Tornatore (il regista ha in cantiere da diversi mesi un documentario sul compositore “The Glance of Music) per rendersi conto di quanto fosse complesso il rapporto con i registi. Morricone non fu mai un impiegatuccio delle sette note, né si prestò mai a partiture di servizio. Per lui ogni arrangiamento, ogni composizione doveva avere una sua dignità, anche slegata dal testo o dalle immagini che doveva accompagnare.

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