Coop sfida la plastica sul tempo: «Entro il 2023»

L’obiettivo ridurla al minimo e usare quella riciclata, l’Unione Europea ha fissato le dead line nel 2030

L’Unione Europea si è data ancora dieci anni di tempo, ma entro il 2030 tutta la plastica dovrà essere azzerata o 100% riciclabile. Coop si è mossa in anticipo, già dal 2004, e lo fa anche nelle scadenze. Anno limite: 2023. «Con la linea “Vivi verde” siamo i primi ad aver utilizzato materiale compostabile», ci spiega il direttore di Ipercoop di Mondovicino, Cosimo Giudice. È un impegno che abbiamo poi mantenuto, abbiamo continuato con i cotton fioc e ora, ad esempio, i piatti di plastica monouso a marchio Coop non esistono più: sono tutti compostabili». L’obiettivo, fra due anni, è azzerare la plastica “prodotta”, utilizzare solo più quella riciclata e riciclabile per arrivare a un azzeramento. «Il tema è attuale, se ne parla tanto e Coop sta investendo molte risorse. Continuiamo a lavorare parallelamente anche con i fornitori affinché adattino e uniformino il loro apparato produttivo. Naturalmente non è facile cambiare da un giorno all’altra, ma si tratta di trasformazioni che vanno fatte, attraverso rivoluzioni “graduali”. La nostra visione è di anticipare di ben sette anni le normative».

Campagne forti

Le campagne lanciate sono “forti”, ben evidenti nei manifesti sparsi un po’ ovunque nell’Ipermercato. Ma il punto di partenza sono sempre i dipendenti. Contando solo il punto vendita di Mondovicino sono 86, più l’indotto un centinaio: vengono coinvolti i lavoratori, i primi a dover essere informati e sensibilizzati, tramite riunioni e questionari. «Con la campagna “convenienza doppia” – continua Giudice – si scontavano del 20, 30 o anche 40% le mele, le fragole e altri prodotti d’ortofrutta. Ma la “seconda” convenienza è quella più importante, per l’ambiente: le vaschette erano per l’80% con plastica riciclata, il rimanente di plastica vergine. Quest'ultima percentuale diminuirà sempre di più».

La plastica "micro": c'è, ma non si vede 

Esiste poi un problema più subdolo. Quello relativo alla plastica che c’è ma non si vede e va ad intasare il mare. Tecnicamente si parla di particelle più piccole di un millimetro che si trovano, tra le altre cose, nei detergenti, sui vestiti, nei cosmetici o dentifrici. Le microplastiche sono le più pericolose, proprio nella loro impercettibilità. «Dai prodotti Coop sono state eliminate. E non solo, i nostri prodotti vengono testati oltre i controlli previsti dalla legge. Ne facciamo altri aggiuntivi, dall’ufficio qualità e anche dai soci, con comparazioni anonime di qualità. Solo quando si raggiunge un livello molto alto di gradimento si immette il prodotto sul mercato. Oltre a togliere le microplastiche comunque andiamo a raccogliere anche quelle che ci sono già». Assieme a “LifeGate”, Coop Liguria sovvenziona la costruzione di “Seabin”, una sorta di “aspirapolvere” in grado di raccogliere le plastiche dai mari. Vengono posizionati in aree strategiche, nei porti. Il primo è stato installato un paio di anni fa a Genova, ora ce ne sono un centinaio su tutte le nostre coste». I numeri sono importanti – «assorbe 25mila litri d’acqua e raccoglie circa 500 tonnellate di plastica l’anno» –, ma conta anche la funzione «visiva d’impatto, così da far capire subito cosa restituisce il problema della plastica».

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