Don Renato Chiera: «Arrivo da un Brasile allo stremo»

Missionario villanovese in terra carioca da 42 anni, è rientrato in Italia. E’ in quarantena. Ci parla delle ferite del Covid nelle favelas brasiliane e della sconsiderata politica di Bolsonaro, il presidente negazionista e ora “positivo” al virus

Brasile, Don Renato Chiera

E’ in Italia, di rientro dal Brasile, ma è – come dalle norme rigide al riguardo – in quarantena. In ogni caso, grazie al telefono ed alla rete è in grado, senza rischi e stando nelle misure restrittive, di comunicare quasi a tutto campo: don Renato Chiera, missionario villanovese in terra brasiliana da 42 anni e fondatore delle Case do menor” per l’accoglienza ed il riscatto dei “ragazzi di strada” nelle periferie delle metropoli carioca, spiega l’attuale situazione di estrema criticità in cui sta trovandosi il Brasile appunto, colpito duramente dalla pandemia. In un frangente che vede lo stesso presidente Jair Bolsonaro, negazionista sconcertante rispetto al Covid-19, positivo al virus. “L’Unione Monregalese” ha dato la parola da don Renato Chiera in un’ampia intervista che nella sua prima parte è sulle pagine del settimanale da mercoledì mattina. “Profitto di queste giornate speciali in quarantena per continuare lavori già avviati a Nova Iguaçù ove ero pure in lock down – ci dice al telefono –: ho libri da finire, ma posso anche – grazie alle tecnologie – tenere i contatti con le ‘Case do menor’, in modo abbastanza efficace. E’ un momento di calma per me, pur coltivando nel cuore le tante sofferenze che genera l’ora presente tra i più poveri che conosco nei loro pesanti drammi feriali e che ho lasciato là in un Brasile martoriato”.
Nell’intervista si sono affrontate le questioni cruciali che, in ragione del virus, stanno avvitandosi sul presente e sul futuro del Brasile. Si è parlato dell’inadeguatezza della politica nell’emergenza in atto, proprio per via delle scelte avventate del presidente Bolsonaro. Si è fatto il punto su come le “Case do menor” si sono riposizionate e riorganizzate per far spazio alle urgenze determinate dal Covis-19. E si è ampliato lo sguardo sulla Chiesa brasiliana, anch’essa in qualche difficoltà. Si è pure chiesto a don reato Chiera un primo riscontro sull’Italia, al suo rientro, mentre il nostro Paese tenta di lascarsi al espelle le ferite inferte dal virus.

Che dici dell’Italia che hai trovato? Che dici dell’Italia?
“Sono in quarantena da nove giorni qui in Italia, non ho ancora avuto contatti diretti, solamente telefonici e informazioni dalla Tv e dai giornali. Ho l’impressione di un Paese prostrato, che ha però tanta voglia di ripartire e di ritornare a cantare. Mi pare che si respiri un clima di ambivalenza. Da una parte una maggiore preoccupazione per gli altri, gesti di donazione e di eroismo, volontariato e solidarietà, coscienza che siamo interdipendenti e che io devo preservare te per preservare me. Dall’altra parte è cresciuta la paura dell’altro, la diffidenza, la chiusura nel mio mondo per sopravvivere, il distanziamento, la difficoltà a ritornare ad un contatto personale”.

INTERVISTA COMPLETA SUL NUMERO DE "L'UNIONE MONREGALESE" DA MERCOLEDÌ 8 LUGLIO IN EDICOLA 

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