«Il pronto soccorso di Ceva riaprirà il 1º settembre!»

Annuncio del dottor Brugaletta, direttore generale della Asl Cn1: «Ora che l'Ospedale è "Covid free" si può finalmente ripartire». Il sindaco Bezzone spiega: «Riaprire prima significava impedire un periodo di riposo ai sanitari»

«Il pronto soccorso di Ceva riaprirà il 1º settembre!»
«Il pronto soccorso di Ceva riaprirà il 1º settembre!»

«Il pronto soccorso di Ceva riaprirà il 1º settembre!». «Oggi è un momento importante, con l’Ospedale di Ceva "Covid free", ora finalmente si può ripartire. Il pronto soccorso riaprirà il 1º settembre, mentre fin da ora stanno tornando all'attività tutti gli ambulatori». Con queste parole, il dottor Salvatore Brugaletta, direttore generale della Asl Cn1, ha appena annunciato che Ceva tornerà presto ad essere punto di riferimento sanitario per il territorio, dopo l'emergenza Covid. Attualmente è in corso a Ceva, nei locali dell'Unione Montana, un incontro proprio per discutere del presente e del futuro dell'Ospedale, alla presenza dell'assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi, del sindaco Vincenzo Bezzone, e di una rappresentanza di sindaci, Associazioni, medici e operatori sanitari del Cebano.

Bezzone: «Riaprire prima significava impedire un periodo di riposo ai sanitari»
«Riaprire il pronto soccorso il 1º agosto significava impedire un periodo di riposo ai sanitari – aggiunge il sindaco di Ceva, Vincenzo Bezzone –. Anticipare di un mese sarebbe stato uno schiaffo morale a chi si è speso enormemente per la causa. Non abbiamo ritenuto giusto voltare le spalle al personale. I reparti invece saranno tutti aperti. La carenza di personale non dipende da noi e ci sembra giusto che gli operatori sanitari possano godersi finalmente qualche giorno con i famigliari».

Icardi: «Servirebbe il doppio del personale. Abbiamo gli Ospedali, ma mancano i medici specializzati»
Sulla stessa lunghezza d’onda, l’assessore Icardi, che commenta: «È giusto dare respiro ai sanitari. Entro il 1º settembre dovremmo avere il doppio del personale attuale, in modo da poter gestire al meglio il “percorso pulito” ed il “percorso sporco”. Purtroppo però attualmente il personale non si trova, e non per questioni economiche. L'imbuto formativo che si è creato infatti sta diventando un problema serio: ci troviamo ad avere gli Ospedali disponibili e le strutture funzionanti, ma non il medico specializzato. Abbiamo portato a termine una grande azione con il Governo, per avere maggiori borse di studio ed arrivare ad avere su 100 medici laureati 100 medici specializzati, oggi invece sono appena il 60%. Ringrazio tutti gli operatori sanitari che hanno dato prova di un grande senso di sacrificio e responsabilità. Sono professionisti è vero, ma hanno dato qualcosa di più. Grazie anche alle Associazioni, per le numerosissime donazioni. Abbiamo ricevuto decine e decine di milioni di euro in solidarietà. Qui nel cuneese il territorio ha tenuto, ma in altre zone no, penso all'Alessandrino e nel Torinese. La risposta della rete ospedaliera piemontese però è stata eccellente, a nessuno è stata negata l'assistenza.

«Il pronto soccorso di Ceva riaprirà il 1º settembre!»: i Reparti aperti e in riapertura

L'incontro a cevas è stata anche occasione per fare il riassunto dell'attuale e futura operatività dell'Ospedale. «Il 6 luglio abbiamo ripreso tutta la parte di ricoveri di Recupero e Riabilitazione funzionale – spiega il dr. Brugaletta – e riaperto i posti-letto Cavs, mentre il 13 luglio riprende l’attività di Chirurgia oculistica. Stiamo, inoltre, operando interventi strutturali al terzo piano, relativi all'impianto di condizionamento del Reparto di medicina interna, perché dobbiamo migliorare la parte di umanizzazione della struttura e garantire sempre un miglior livello di qualità. Apriamo anche Endoscopia digestiva, la Week Surgery e la Chirurgia generale, insomma riparte tutto».

«Il Covid è uno tsunami. Ceva si è dimostrata un'eccellenza»
Facciamo il punto della situazione, dopo mesi che qualcuno ha definito “di tsunami” – prosegue Brugaletta –. Grazie innanzitutto a nome di tutto il territorio all'assessore Icardi. Si è formata una grande squadra, che si è mossa sempre concordando tutto con i sindaci. Questa squadra ha supportato il peso di quanto vissuto. La prima frontiera è stato proprio il territorio, prima ancora degli Ospedali. Siamo riusciti ad affrontare l'emergenza anche grazie agli Ospedali di prossimità come Ceva, garantendo assistenza di qualità a tutti. E in questo, Ceva si è dimostrata un’eccellenza. I lavori realizzati a Ceva ci hanno consentito di creare 42 posti letto di terapia “semi intensiva”. L'Ospedale è stato ristrutturato in tutto e per tutto. Siamo intervenuti, ad esempio sul condizionamento di tutto il reparto di medicina interno al terzo piano, per migliorare sempre più la qualità generale. Grazie alla sintonia tra tutte le forze presenti, in particolare con Vigili del fuoco, la nostra strategia ha funzionato. Ceva è diventata eccellenza dei presidi in prima linea. Aver dedicato un Ospedale intero al Covid è stata una scelta azzeccata, anche se niente affatto facile. Sono grato a tutti gli operatori per l'impegno costante e quotidiano, profuso senza remore in questi mesi di grave emergenza. Al di là dei ruoli istituzionali, sono stati sorprendenti il comportamento e la solidarietà dei cittadini. Un’esperienza straordinaria; nessuno di noi sarà più lo stesso di prima. Ne usciamo fortificati, abbiamo imparato cosa è la prossimità della sanità. Il diritto al servizio sanitario ovviamente è fondamentale, ma il modello deve essere l'accessibilità a questo servizio. Il problema di reclutamento del personale per il pronto soccorso è dovuto alla carenza di professionalità che vanno individuate, ma non si trovano così agevolmente. E' un problema che interessa tutta Italia. Ringrazio ancora gli operatori che si sono spesi in questa emergenza anche al di fuori delle loro specializzazioni.

Muzzulini: «Non siamo eroi. Tremendo, vedere morire le persone in solitudine»
Il dottor Carlo Muzzulini, presidente "Abacus", aggiunge: «Ho incontrato persone che hanno saputo cambiare il loro modo di lavorare, adattandosi in maniera straordinaria ad esigenze mai venute fuori prima d'ora. Non siamo eroi, ma professionisti. Il dramma, per tutti noi che abbiamo lavorato nell'emergenza, è stato vedere morire le persone sole, senza l'appoggio di un parente».

"Asso" predispone due nuove postazioni di rianimazione
I referenti dell'Associazione "Asso" desiderano ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto la loro attività, nel momento peggiore: «Grazie alle molte donazioni, abbiamo potuto aiutare concretamente gli Ospedali di Ceva e Mondovì, consegnando i dispositivi di protezione individuali, indispensabili nella gestione della crisi. Ora, nel "post emegenza", ci stiamo concentrando sull'endoscopia digestiva di Ceva. Forniremo apparecchiature specifiche. Nel caso di arrivo di una seconda ondata del virus, ci stiamo attivando per la predisposizione di due nuovi posti di rianimazione ad accesso Covid».

 

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