L’ultimo Montalbano: Andrea Camilleri chiude l’epopea del suo commissario

Ad un anno dalla scomparsa del maestro con "Riccardino" si è conclusa postuma, come voluto dallo scrittore siciliano, la saga che ha appassionato milioni di italiani

Camilleri,

Atteso e temuto allo stesso il tempo il momento è arrivato. Ad un anno dalla scomparsa del maestro Andrea Camilleri si è chiusa postuma, come voluto dallo scrittore siciliano, l’epopea letteraria del commissario Montalbano. In tanti abbiamo già divorato le pagine di “Riccardino” (in libreria dal 16 luglio), da riporre poi, con tanta nostalgia, vicino alle altre 27 inconfondibili copertine blu “Sellerio” della serie (senza contare i racconti sparsi). È l’ultimo, annunciato, capitolo di una storia iniziata più di 25 anni fa: un boom letterario travolgente, partito dal “passa parola” dei lettori e amplificato all’infinito dal successo mondiale della fiction televisiva. Camilleri aveva già scritto una storia professionale importante (tra gli addetti ai lavori) prima di Montalbano e i suoi romanzi storico-civili sono altrettanto degni di nota, ma con il commissario il fenomeno è diventato mondiale. Un eroe imperfetto, tra virtù e contraddizioni, lontano dai canoni polizieschi classici ed una presenza “pesante” con cui il suo creatore non ha mai nascosto di confrontarsi, quasi fosse un’entità a sé stante. E in “Riccardino” Camilleri rompe pesantemente la “quarta parete” con il suo personaggio e i suoi lettori (non per la prima volta), arrivando ad un inedito scontro finale. Un testo già scritto nel 2005 e messo nell’archivio della “Sellerio” fino ad una revisione, solo stilistica, del 2016, in cui Camilleri si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe.

Il risultato è un racconto degno di Pirandello, ma per Montalbano è davvero la fine? Sì, anche se non ci sono le indicazioni che magari qualcuno si attendeva sul suo destino professionale e sentimentale. Quelle rimarranno per sempre senza risposta, e forse è giusto così. “Riccardino” scorre via tra la solita “ammazzatina” ed un Montalbano che sente il peso degli anni e il confronto pungente con il suo “doppio” televisivo. Ancora una volta la grandezza di Camilleri non sta nel “giallo”, ma in quella straordinaria neo lingua italo-sicula inventata dallo scrittore ed entrata prepotentemente nella testa degli italiani. Una scrittura senza eguali ed inimitabile, senza dimenticare il micromondo di Vigata, i suoi personaggi, le storie ora torbide ora ironiche (tra politica, mafia e soprattutto debolezze umane) e le fantastiche atmosfere siciliane. Mare, sapori, odori, sole e paesaggi da cui Montalbano è incapace di staccarsi. Stesso sentimento che ora coinvolge gli appassionati: un altro libro di Montalbano non ci sarà e il colpo è difficile da assorbire.