Mondovì, lite in Comune per la CRC: Battaglio fuori dalla maggioranza

Era successo quattro anni fa, succede di nuovo: al momento delle nomine in Fondazione CRC, la politica monregalese si divide. Il consigliere Giancarlo Battaglio si è ufficialmente «dissociato» dalla scelta dell’Amministrazione di nominare in CRC Gabriele Campora (leggi qui). E il Patto Civico replica senza appello: «È fame di poltrone. Buon futuro». Battaglio è di fatto fuori dalla maggioranza.

La posizione di Battaglio è ben chiara (leggi qui). «“Ideali in Comune” vuole manifestare la sua dissociazione nei confronti della scelta fatta - aveva scritto Battaglio – nell’occasione invitando l’Amministrazione ad usare una diversa modalità nell’individuazione dei rappresentanti del Comune nei vari Enti ed Associazioni, che deve essere sempre improntata alla scelta delle persone migliori». Da giorni, infatti, si vociferava che la riunione di maggioranza fosse finita "9 a 1": col consigliere Battaglio contrario davanti al nome di Campora. Avrebbe chiesto al sindaco di proporre altri nomi: «Avremmo gradito che si discutesse su una eventuale candidatura al  “femminile”, nel pieno rispetto di quanto previsto dal regolamento in tema di quote rosa». Più gradito sarebbe stato quello della dottoressa Jolanda Fenoglio, primario emerito. Ma sono circolate voci anche su un altro nome: quello dell’architetto Enrico Rosso, ex assessore con Viglione, stoppato però dal sindaco Paolo Adriano (come il sindaco stesso ha confermato a L'Unione Monregalese - ulteriori particolari sul numero in edicola il 29 luglio).

La replica dell’Amministrazione non giunge a firma del solo sindaco, ma dell’intera coalizione “Patto Civico”. E non lascia spazio a dubbi: Battaglio è fuori dalla maggioranza, con tanto di augurio di “buon viaggio” e frecciata sulla “fame di poltrone”. «“Stare dentro o fuori dalla maggioranza?”. Possiamo immaginare sia questo il dilemma che attanaglia il gruppo di “Ideali in Comune”. Se al cuore non si comanda, figuriamoci all’appetito per le poltrone. Buon futuro a tutti e porte aperta, invece, a coloro i quali intendono l’Amministrazione come servizio ai cittadini».

Gli equilibri in Consiglio si spostano di poco: da 11 a 6, sindaco compreso, si passa a 10 a 7. A meno che quell’ultima frase lasciata a chiosa della dichiarazione non significhi che, dopo aver rotto le uova, è tempo di impastare la farina.

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