Covid e migranti: il “superconsulente” della Regione smentisce Cirio

«Evocare il rischio di contagio da Covid per ridurre l'assegnazione di migranti al Piemonte è fuorviante e scorretto. Come medici, senza voler entrare nel merito di scelte politiche, ci piacerebbe vivere in una regione che conosce, e ha tra i suoi valori più forti, la solidarietà nei confronti delle persone fragili». A dirlo, smentendo di fatto le considerazioni di due giorni fa del presidente Alberto Cirio, non è un nome qualunque: ma il prof. Paolo Vineis - albese, epidemiologo di fama internazionale, professore al Centre for Environment and Health School of Public Health dell’Imperial College di Londra... ma soprattutto l'uomo che ad aprile Cirio e Icardi hanno messo a capo della task force di supporto all’Unità di crisi della Regione Piemonte (leggi qui).

Vineis ha rilasciato una dichiarazione congiunta con Guido Giustetto, presidente Ordine dei Medici di Torino: «La realtà è che il tasso di positività al Covid tra i migranti è intorno all'1,5%. Ogni migrante che giunge in Italia è sottoposto a tampone e posto in isolamento se positivo e in quarantena se negativo. Prima di essere trasferiti e distribuiti tra le regioni, sono sottoposti a test sierologico. All'arrivo a Torino sono nuovamente sottoposti a tampone e posti in isolamento fino a quando giunge il risultato. Per tutti questi motivi, i migranti irregolari sono forse le persone più controllate e l'ultimo problema nel contenimento della pandemia. Forse siamo più "pericolosi" noi due, veri piemontesi, che non abbiamo fatto né tampone, né sierologico».

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