Celebrazione patronale per San Donato: «Una cattedrale non solo pietre: è comunità»

Una Cattedrale che si trasforma in gigantesca "cassa armonica", per un inedito concerto di campane. Così si è chiusa la celebrazione eucaristica di ieri sera, venerdì 7 agosto, ricorrenza di San Donato martire, co-patrono di Mondovì.  Una serata che chiudeva quasi una settimana di momenti, a cominciare dal triduo di preparazione da lunedì 3 a mercoledì 5 agosto, poi il Vespro col concerto d'organo di giovedì 6 e infine la celebrazione eucaristica di in onore del patrono presieduta dal vescovo Egidio e concelebrata dai sacerdoti della città.

«È bello riscoprire la del vivere comunitario – sono state le parole di mons. Miragoli durante l'omelia –, di scambiarsi saluti e parole. Recuperiamo così la parola condivisa, che avevamo quasi perso in questi mesi di clausura. Per chi crede, la fede acquista ancora più valore: dà senso a tutto, alla tristezza come alla contentezza. È un altro modo di vedere il mondo, uno sguardo intriso di speranza. Ma anche la fede ha bisogno di comunità e di incontro con l'altro. La fede può smarrirsi, può perdersi: ma se non siamo soli, se siamo con gli altri, questo rischio è molto minore».

Sull'altare era esposta la reliquia di San Donato martire, racchiusa nello scrigno d'argento: altare che il vescovo ha indicato come «simbolo fisico», come come la «cattedra» - vescovile - da cui appunto deriva il nome cattedrale. Una cattedrale che a Mondovì sorge un po' periferica, nel centro storico "arroccato" fuori dalla città bassa: «Questo "decentramento" della Cattedrale dal tessuto urbano – ha detto il vescovo Egidio – non deve però diventare decentramento della fede. Una cattedrale non è fatta solo di pietre: è comunità di credenti, è persone unite insieme da un unico credo. È un simbolo fisico, con l'altare, di una presenza: quella di Cristo, a cui costantemente la comunità dei credenti deve rivolgersi».

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La serata è terminata con il suggestivo "concerto di campane", a cura dei tre giovanissimi "campanari" dell'Associazione CampaneTO che, accompagnati dal sacrestano Tonino Rizzi, hanno suonato per quasi mezz'ora allietando il pubblico che assisteva nel chiostro. Tutte e otto le campane del duomo, compreso il grande "campanone" da 11 quintali, sono state suonate ricorrendo alla tastiera e infine anche alle funi per la "distesa" finale. Un’iniziativa per riscoprire la bellezza del linguaggio delle campane e sensibilizzare la conservazione e il necessario intervento di manutenzione straordinaria e automatizzazione delle campane della Cattedrale.