Caso-Campora, interviene MoMo: «Forti dubbi sulle reali motivazioni della CRC»

Si attendevano reazioni. Sono arrivate: «Difficile non nutrire forti dubbi sulle reali ragioni alla base della decisione della Fondazione CRC di respingere la nomina di Campora». A scriverlo è Mondovì in Movimento, "ala sinistra" del Patto Civico su cui si poggia la maggioranza del sindaco Paolo Adriano. Il "Camporagate" a Mondovì sta diventando un caso politico destinato a durare e a lasciare il segno.

«Conosciamo molto bene Gabriele - è il comunicato di MoMo, che in Consiglio comunale conta un assessore (Erika Chiecchio) e un consigliere comunale (Maria Cristina Gasco) -, e sappiamo che possiede i titoli necessari a ricoprire il ruolo di consigliere della Fondazione CRC, sia dal punto di vista formale che da quello sostanziale. Siamo certi che non riconoscerlo sia un errore macroscopico, rispetto al quale è difficile non nutrire forti dubbi sulle reali ragioni alla base della decisione».

Tutto parte dalla scelta del Comune di Mondovì di nominare, quale membro del Consiglio della Fondazione CRC, Gabriele Campora, leader di MoMo fino a poco prima capo di gabinetto del sindaco Adriano. Una nomina che la Fondazione CRC ha però respinto (leggi qui): un caso già inedito di per sé. Ancor più singolari sono le motivazioni: stando alla CRC, Campora non sarebbe idoneo in quanto privo dei requisiti previsti dallo Statuto.

Secondo la CRC, insomma, il Comune avrebbe "toppato" la nomina. Il sindaco avrebbe sbagliato: o a leggere il curriculum, o a leggere lo statuto. Una cosa molto strana, in un mondo in cui tutto "fila liscio" grazie al dialogo e alla concertazione. Invece stavolta si è inceppato qualcosa. Qualcosa che, peraltro, parrebbe essere anche piuttosto serio. Perché ci vuole poco a capire che nessuna Amministrazione, Comune o Ente che sia, ingaggerebbe uno scontro con la più grande superpotenza bancaria del Cuneese per una mera questione di curriculum.

Adriano, di professione avvocato, non è uno che demorde facilmente. Dopo aver liquidato le divergenze interne (il consigliere di maggioranza Giancarlo battaglio si è "dissociato" dalla scelta Campora), ha inviato una lettera al Consiglio della Fondazione CRC con quasi 10 pagine di integrazioni, suffragate da dettagli, a supporto della sua motivazione (lettera che, però, non sarebbe mai arrivata ai consiglieri: motivi di privacy). Tentativo inutile: la scorsa settimana, per la seconda volta, Campora è stato cassato (leggi qui).

Intanto, la CRC ha fatto un ulteriore passo: approvando il bando per la selezione di un nuovo consigliere Generale per l’area monregalese. Quindi Mondovì avrà un secondo rappresentante (in surroga a Ezio Raviola, entrato in cda come vice presidente), ma non sarà più scelto dal Comune. Una scelta, si dice, presa dal Consiglio "all'unanimità, ma non al completo".

Siamo alle porte di uno scontro vero. Il comunicato di MoMo continua: «Ciò che lascia stupefatti è il muro di gomma che è stato eretto dalla Fondazione su questo tema. Non è dato sapere quali siano nel dettaglio le ipotetiche mancanze che hanno impedito la ratifica della nomina di Gabriele. Non è neppure chiaro se i Consiglieri siano stati compiutamente informati del contenuto della nota inviata in Fondazione CRC dal sindaco, contenente gli approfondimenti legali utili a dimostrare la fondatezza della designazione. Qualcuno potrebbe esser tentato di derubricare questa vicenda a poco significativa querelle agostana o di strumentalizzarla politicamente, ma farebbe un errore imperdonabile. Si tratta di un fatto di gravità inaudita, che mina il concetto stesso di rappresentanza territoriale in Fondazione CRC, il cui esito è (per il momento) quello di impedire al Comune di Mondovì di avere un proprio designato di fiducia in seno al Consiglio Generale. Chissà quanti soggetti, pubblici e privati, dovranno (o avranno dovuto), secondo questa logica, scegliere i propri rappresentanti ponderando non solo le qualità degli stessi, ma anche la mancanza di veti. Pensiamo che questo genere di situazioni non sia più accettabile, nel 2020, nella nostra Provincia. Chi conosce un po’ la storia di Mondovì in Movimento sa che le persone che lo compongono hanno a cuore prima di tutto il bene comune e sanno ben miscelare l’idealismo e il pragmatismo per raggiungere gli obiettivi prefissati, a costo di fare scelte dirompenti, senza però mai abbandonare i propri ideali. Anche in questo frangente MoMo sarà fedele alla propria indole».

E la chiosa non lascia dubbi sul prosieguo della vicenda: «Metteremo in campo tutte le iniziative necessarie a sostenere - anche economicamente - ogni azione che Gabriele Campora riterrà di adottare per proseguire una sacrosanta battaglia contro un mondo che evidentemente è ancora legato a logiche che non ci appartengono e che combattiamo, da sempre».

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