Chardonnay e Pinot Nero sono maturi: è iniziata la vendemmia in Langa

In leggero anticipo, cantine e Cooperative sono già al lavoro nei filari. Si raccolgono i bianchi e le basi per il bollicine “Alta Langa”, aspettando la maturazione dei Dolcetti

Foto di Marco Aimo

Per molte cantine “private” e per le diverse importanti Cooperative agricole che operano sul nostro territorio, è iniziata la vendemmia in Langa. In questi giorni si raccolgono i bianchi e Pinot Nero e Chardonnay, base per il pregiato bollicine “Alta Langa”. Si proseguirà poi con il Dolcetto (Dogliani Docg), con il Barbera e, ultimo, il Nebbiolo. Un’annata, ad oggi, in leggero anticipo rispetto all’anno scorso. Tre le realtà più rappresentative di zona, spicca l’attività della Cantina Clavesana, con i suoi 200 soci e ben 320 ettari di filari in totale. L’enologo e direttore della Cantina, Damiano Sicca, descrive così questo avvio di vendemmia: «Si prospetta un’ottima annata. Le uve sono belle e sane, le escursioni termiche tra il dì e la notte garantiscono un eccellente quadro aromatico. A breve partiranno le campionature per il Dolcetto, mentre registriamo sempre una maggior attenzione al settore del vino biologico». Quest’anno poi, dopo i mesi bui del lockdown, la vendemmia ha anche il sapore di una ripartenza importante e particolarmente attesa, sotto diversi punti di vista: «Affrontiamo questa nuova sfida dopo mesi difficili – dice il presidente della Cantina, Giovanni Bracco –. Oggi più che mai ritroviamo il senso profondo della cooperazione: insieme ad altre cooperative del cuneese, abbiamo lanciato un appello per sostenere chi è in difficoltà, accogliendo nuovi soci. È in momenti critici che il valore sociale della cantina deve essere ancora più forte».

«Grappoli sani, abbondanti ed integri. Resa maggiore rispetto al 2019»
Sulla vendemmia al via in questi giorni, c’è ottimismo anche tra i tecnici di Coldiretti Cuneo, che spiegano: «I grappoli, nella stragrande maggioranza dei casi, si presentano abbondanti, sani ed integri – spiega il responsabile di settore, Fabrizio Rapallino –. Ci attendiamo un aumento generalizzato del 20-30% rispetto all’annata 2019, anomala sotto il profilo quantitativo con rese più basse del 15-30% rispetto alla media. In altre parole, prevediamo una produttività normale, con qualche margine di aumento». Dall’indagine Coldiretti, tutte le varietà presentano una resa vicina ai massimali stabiliti dai disciplinari delle molte Doc e Docg, senza grandi scostamenti tra tipologie o aree, dalla Langa per i nebbioli da Barbaresco e Barolo, al Roero con nebbiolo ed arneis, passando per l’Albese, con Dolcetto e Barbera, e con identica situazione nel Doglianese, fino alla valle Belbo per il moscato e alla nicchia del Saluzzese. «Per quanto riguarda i tempi di raccolta – aggiunge Rapallino –, il margine di anticipo di quindici giorni accumulato in primavera, grazie al clima favorevole che ha accompagnato quasi ovunque un accrescimento rapido e regolare, è in parte sfumato a causa delle ripetute piogge a carattere temporalesco fra giugno e luglio. A metà luglio l’invaiatura, quello stadio evolutivo in cui la varietà a bacca nera passa dal verde al rosso vivo e quella a bacca gialla inizia ad essere più trasparente, ha confermato l’anticipo di una settimana sul timing storico di raccolta».

Vendemmia e pandemia: come gestire i tamponi per gli stagionali stranieri?
«Siamo alle prese con una vendemmia insolita – rimarca il delegato confederale di Coldiretti Cuneo, Roberto Moncalvo –, influenzata dalle misure di sicurezza anti-contagio e dalle difficoltà di spostamento degli stagionali agricoli stranieri, a causa del vincolo della quarantena per i Paesi più a rischio. Per questo abbiamo chiesto alla Regione la possibilità di attuare la “quarantena attiva”, che consentirebbe agli stagionali di lavorare in vigna con un primo tampone all’arrivo e un secondo di controllo ad alcuni giorni di distanza: auspichiamo che arrivi in fretta una risposta. Questa vendemmia, segnata dagli effetti della pandemia, tinge a tinte fosche il quadro delle vendite oltre confine, inasprendo le tensioni commerciali internazionali già esistenti, legate alla minaccia, fortunatamente sfumata poco prima di Ferragosto, dei nuovi dazi Usa per il vino Made in Italy e all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea».