15 minuti/La gogna mediatica: vittime e carnefici della viralità

Opportunità e pericoli della rete. Un uso sconsiderato del mezzo può anche rovinarci la vita. In rete tutto sembra inconsistente, eppure ogni atto potrebbe risultare indelebile, davanti a una platea di pubblico sconfinata

L’esperienza della pandemia ci ha insegnato che un semplice contatto, se non controllato, può dare il via a un circolo virale senza ritorno. Non è un caso, quindi, che l’aggettivo “virale” venga utilizzato nei mezzi multimediali per indicare la diffusione di materiale che, una volta trasmesso, prende vita autonoma non più arrestabile. La cosa di per sé garantisce di comunicare con tutti su tutto. Ma quest’era digitale va a braccetto con una natura che rimanda all’area semantica della “malattia”. Le parole non sono mai casuali; se si attribuisce il termine “virale” a qualcosa che circola in rete, necessariamente bisogna metterne in conto l’associazione con l’ idea di un rischio, gestibile, ma pur sempre un rischio. Sappiamo che, per il covid, basta la distrazione di un momento e il rischio è già in atto. Più o meno la stessa cosa accade quando si spinge il dito con un clic. Così come non è sensato fare terrorismo psicologico sulla paura di infettarsi, allo stesso modo non ha senso demonizzare la rete solo perché esiste un rischio. Di fatto, però, il rischio c’è, e in meno di 15 minuti. E quei 15 minuti sono vitali. A confronto delle generazioni che ci hanno preceduto, non si tratta di fare moralismo sul linguaggio o sui comportamenti. Abbiamo però in più il peso di fare i conti con un rischio che in passato non c’era. Non c’era neanche il covid fino a qualche mese fa. Ma ora c’è, e non possiamo non farci i conti. Tutti noi abbiamo in mente casi di persone che, talvolta anche involontariamente, sono finite sulla gogna mediatica perché vittime o carnefici distratti o inconsapevoli. Penso al recente caso Rossi o al caso Cantone o a un tweet lanciato con troppa leggerezza. Se quello stesso cinguettio si fosse sentito al bar o sulla panchina in piazza, quel comportamento, per quanto riprovevole, sarebbe rimasto lì, confidato al vento. Non così in rete. Al web, infatti, benché fatto e gestito da menti umane, manca la più importante delle facoltà esclusivamente umane: il discernimento, ossia la facoltà di scegliere e distinguere cosa può essere diffuso senza danni e cosa no, cosa che, ahimé, nessuna macchina, per quanto sofisticata, sarà mai in grado di fare.

CULTURE CLUB 51 - 15 MINUTI

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- La gogna mediatica: vittime e carnefici della viralità - MARIKA MANGINI

 

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