15 minuti/La rete come opportunità di carriera

Da zero al lavoro dei sogni. L'opportunità della rete come banco di prova, per mostrare il proprio valore e raggiungere i propri obiettivi

Quando a cavallo dei due millenni si sviluppava la “Rete”, si percepivano solo in parte le potenzialità del nuovo strumento, ma si veniva rapiti dall’idea di poter raggiungere migliaia di persone in brevissimo tempo. Velocità e spazio erano gli elementi che spingevano quei pionieri che con passione, e una professionalità che si costruiva nel tempo, creavano siti internet, riempivano il web di contenuti, testuali e successivamente foto e video, raccontando la monotonia della loro vita, il mondo circostante con un tocco di ironia, o ancora aprendo spazi monotematici. Il mondo, come lo conoscevamo, era più piccolo, mentre quello virtuale in espansione stravolgeva i canoni della comunicazione alla velocità della luce: dall’età della pietra ai viaggi sulle astronavi in meno di 20 anni; una svolta avvenuta grazie anche alle evoluzioni tecnologiche. E sono così entrate nel nostro vocabolario parole come smartphone, device, community, blogger, youtuber, influencer.
Difficilmente Zuckerberg si immaginava, creando the Facebook, che sarebbe diventato una celebrità del nuovo secolo; e come lui molti altri – pur non raggiungendo le stesse vette di notorietà – hanno stravolto la propria vita. Vengono in mente il fenomeno satirico di Spinoza, da cui sono nati alcuni degli autori televisivi più richiesti degli ultimi anni. Pochi sanno che Diego Bianchi, che oggi si esprime al meglio come reporter d’inchiesta su La7 e conduce Propaganda Live, nasce – ben prima degli sketch satirici con la Dandini – come blogger. Più facile riconoscere in Svevo Moltrasio (serie web Ritals) o nel gruppo The Jackal o il Terzo Segreto di Satira l’aspirazione ad entrare nel mondo del Cinema. Con i social la storia è nuovamente cambiata (anche per questioni generazionali): da chi trasformava una passione in lavoro si è passati a chi, sfruttando la propria aspirazione, faceva di sé stesso il proprio essere “maitre à penser”. L’esempio più macroscopico è l’esperienza forse di Federico Clapis che per 3 o 4 anni ha riempito youtube di contenuti video come tanti influencer e che poi ha abbandonato questo mondo – dichiarazione fatta durante un forum di aziende pronte ad accalappiarsi i nuovi “guru” della comunicazione – per dedicarsi, grazie alla fan base creata nel corso degli anni, alla sua vera passione che era l’arte. Oggi Clapis in Italia viene riconosciuto come uno dei principali giovani pittori e scultori di riferimento anche tra chi l’arte l’ha sempre seguita poco.
Con la rete è inimmaginabile registrare la totale frammentarietà di cui è composta e suddivisa la società del web, una ricchezza di “nicchie”, all’interno delle quali ciascuno trova uno spazio e la propria dimensione. Alcuni di questi – considerando che si sta ampliando la fetta dei giovani che ambiscono a questo tipo di parabola, sempre meno – ottengono visibilità e da lì cominciano una nuova vita, di cui si ignora però la durata: la differenza la fanno gli individui; in barba al tempo che dura la celebrità.

CULTURE CLUB 51 - 15 MINUTI

- L'influencer: chi sfrutta la vetrina per creare un brand - PAOLO ROGGERO

- La rete come opportunità di carriera - VITER LUNA

- Lo sconosciuto: diventare un meme- LORENZO BARBERIS

- La gogna mediatica: vittime e carnefici della viralità - MARIKA MANGINI

 

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