Quarta tappa della Novena, per sentire il bisogno di essere salvati

Ancora spunti lucidi ed appassionati da parte del biblista bergamasco don Patrizio Rota Scalabrini, sulla forza della Parola

Nella serata di lunedì, con il sereno tornato in cielo dopo i temporali, al Santuario per la Novena è giunta la Zona pastorale di Langhe e Pianura (e un gruppetto di giovani è arrivato coraggiosamente a piedi). E la riflessione – all’interno della celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Egidio – è stata ancora affidata al sacerdote bergamasco e biblista don Patrizio Rota Scalabrini che ha aiutato a guardare a Maria come “difesa e custode della nostra fede”, lei donna che ha creduto alla Parola fino in fondo, che si è consegnata senza riserve alla Parola, che ha vissuto l’umiltà e la gratitudine nel mistero (come espresso nel “Magnificat”). Ma sulla forza della Parola, come una biblica spada a doppio taglio, don Patrizio si è soffermato con lucidità e passione, rifacendosi a Paolo giunto a Corinto, città malfamata, ove ha annunciato un… perdente in croce, il Cristo crocifisso, tra gli ultimi, tra i deboli. Facendo breccia in modo inaspettato. E don Patrizio Rota Scalabrini ha citato l’esperienza di un carcerato violento, che dopo una malattia, ha avuto un’ispirazione forse rimasta sepolta per anni e poi esplosa di colpo: “Ho capito che esisto per dimostrare che esiste il buon ladrone!”. Insomma il senso della vita, il senso della fede, l’energia della Parola, la grazia dello Spirito… Nulla da spartire con la sapienza umana, i bei discorsi, gli incantesimi dei funamboli… avrebbe detto Paolo a fronte della sua mission in una Grecia forse saputa e autosufficiente. Ed ancora don Patrizio ha attinto al racconto dell’evangelista Lu-ca, là dove si narra di Gesù a Nazareth che nella sinagoga esterna il suo programma, alla portata di tutti, nell’oggi di ciascuno. Quando spiega che è venuto per una buona notizia in cui nessuno è escluso ma vincono tutti, a cominciare dai ciechi, dai sordi, dai lebbrosi, dai peccatori perdonati. Anzi vince Dio con il suo anno di grazia, con le lacrime asciugate, con la consolazione che cambia la vita… Ma i suoi compaesani non ci stanno, disinnescano la forza della Parola, ne smussano il taglio. In fondo dicono che non hanno bisogno di Gesù e di quanto pro-pone, non si sentono né ciechi, né zoppi, né bisognosi di essere salvati, amati, rigenerati. Si immaginano un po’ onnipotenti. Invece – e la pandemia ce l’ha sbattuto in faccia – abbiamo tutti bisogno degli altri, di essere aiutati, di essere sorretti… Abbiamo bisogno di Colui che salva.