Ottava tappa della Novena al Santuario, nel segno di una fede che dà gioia

Folta presenza dei ministri straordinari della Comunione all’ottava serata della Novena al Santuario venerdì. Per loro, la gratitudine e l’incoraggiamento del vescovo Egidio, in questo momento non agevole per tutti, mentre si prova ripartire su passi più normali dentro le comunità cristiane. La riflessione, su “Maria causa della nostra gioia”, era ancora affidata a don Filippo Torterolo, parroco a Cherasco, proprio nel giorno del quindicesimo anniversario della sua ordinazione presbiterale, avvenuta per l’imposizione delle mani dell’allora vescovo di Alba mons. Sebastiano Dho, pure presente in Basilica. Da segnalare il pellegrinaggio a piedi delle catechiste di Carassone, fino al Santuario. L’invito iniziale di don Filippo è stato quello a risalire con lucidità al “sì” di Maria al progetto unico di Dio per lei, dando così vita al “Signore della vita” per la speranza di tutta l’umanità. Un “sì” che ha generato gioia e festa. Ma con un’avvertenza: “La gioia del credente sulle orme di Maria e di Cristo non è l’ottimismo a buon mercato per cui ‘tutto andrà bene’ – ha detto don Filippo –, non è neppure uno sconto sul peso dell’esistenza, non è riducibile ad un’emozione, non è soddisfazione per norme osservate…. La gioia del cristiano è la presenza di Gesù, anche nei drammi, nelle sofferenze, nelle asprezze dei giorni in cui non mancano lacrime, sconforti, persino rabbia. Ma siamo chiamati, in queste condizioni, a seguire Maria nel suo sì, in grado causare gioia per sé e per gli altri. E chi incontra un credente dovrebbe accorgersi di questo passo compiuto dentro, facendo vedere che davvero ne vale la pena”. Don Filippo ha insistito poi sull’accento posto biblicamente sulla gioia assaporata nella festa di nozze, come termine di paragone per ricomprendere come tutto dipenda dall’incontro col Signore, dal fascino della sua parola e della sua presenza, dalla consapevolezza di averLo al fianco passo dopo passo, nonostante tutto. Infine si è soffermato sulle immagini evangeliche evocate da Gesù rifacendosi alla toppa di vestito nuovo su abito vecchio ed al vino nuovo in otri vecchi. Il messaggio è chiaro: se non ci si riveste completamente di Cristo, si spreca tempo. Non serve un rattoppo una tantum, ci vuole una full immersion nello stile del Signore, che segna la “differenza cristiana”. Così come ci vogliono contenitori nuovi per l’evangelo della via, a partire dall’esperienza della Chiesa insieme, altrimenti si spacca tutto e ci si perde nell’insignificanza. “C’è una Chiesa vecchia che sta morendo e che deve lasciare il posto ad una Chiesa rigenerata in profondità, rispetto alle urgenze dell’oggi. Tutti ne siamo responsabili, debitori di gioia vera verso i fratelli”.