Nona tappa della Novena in Basilica a Vico, accanto a malati ed anziani

Con don Franco Bernelli si è riflettuto su “Maria, salute degli infermi”

La Novena si è conclusa con la presenza in Basilica di anziani, malati, operatori sanitari e socio-assistenziali, volontari, invocando Maria “salute degli infermi”. Nella riflessione proposta da don Franco Bernelli, parroco di Ceva, partendo dalle indicazioni del Vangelo di Matteo e della pagina di Paolo nella lettera ai Romani (testi della liturgia domenicale), con l’invito a preoccuparsi del fratello che si smarrisce e semina il male, considerando come unico debito verso i fratelli quello della carità, ecco motivato in tutto e per tutto il gesto costante della prossimità a chi soffre nel corpo e nell’animo, andando ben oltre le terapie, assumendo il bisogno di ascolto, di consolazione, di preghiera, di accoglienza… per far sentire l’amore delicato di Dio. E la tenerezza di Maria nella sua esperienza rassicura con una presenza che conforta. Maria in due occasioni si è spesa ed è stata coinvolta direttamene nella sofferenza. Innanzitutto si è presa in carico la cugina Elisabetta nella sua gravidanza difficile ed ansiosa, ponendosi al servizio della vita nascente, ricordando che non basta curare ma occorre prendersi cura delle persone che patiscono scoramento, difficoltà, solitudine. Così ci si fa tramite della premura del Figlio di Dio chinato sui malati e nello stesso tempo si riconosce questa premura come consolazione vera, illuminante, incoraggiante. E si comprende come il mondo della sofferenza sorretto dalla preghiera, dalla fede, dalla speranza, dalla fiducia in Dio si trasforma in un tesoro prezioso per la Chiesa, per le famiglie segnate dal dolore, per chi attraversa il buio della malattia. Don Franco Bernelli ha citato le parole di mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, colpito duramene dal Covid, che proprio sabato mattina a Sant’Anna di Vinadio ha raccontato la sua esperienza in terapia intensiva sul filo del rasoio di non farcela. “Mentre si avvicina la possibilità di morire, tutto evapora d’attorno, e restano solo le relazioni costruite con dedizione e la fiducia in Dio, cui aggrapparsi”.
E poi Maria ai piedi della croce assume una maternità nuova verso tutti accanto al Figlio che si consuma per l’umanità. Lei resta accanto ai sofferenti. E’ la Madre addolorata, che si affianca ed infonde pazienza e forza. Non lascia morire da soli… E si fa modello, anzi alleata insostituibile, per portare il Vangelo nel mondo della sofferenza, pure nel passaggio cruciale dell’ultima soglia nella morte, come si prega nell’Ave Maria. E Maria indica l’attitudine più vera per chi da credente si occupa degli infermi: far scoprire il volto di Cristo che si china con amore sui malati e riconoscere lo stesso volto del Signore nella fatica di chi soffre. Evitando che – come dice spesso e con forza Papa Francesco – non si ceda impercettibilmente o anche palesemente alla “cultura dello scarto”.