La famiglia, un dono che impegna, sulle orme di Maria

Senza la processione tradizionale da Piazza al Santuario di Vico – in ragione delle misure anti-contagio – si è però vissuta, con solennità e partecipazione (anche in questo caso con l’osservanza delle misure restrittive sui distanziamenti in Basilica, l’Eucaristia presieduta dal vescovo di Mondovì mons. Egidio Miragoli, nel giorno della ricorrenza patronale per la città e la diocesi, nella Natività della Beata Vergine Maria. Il pubblico, opportunamente distanziato, ha riempito i posti disponibili, anche sul sagrato, dove sono state disposte diverse file di sedie. Erano presenti anche numerosi sindaci, autorità ed istituzioni del territorio. Nell’omelia l’attenzione del vescovo si è indirizzata alla realtà della famiglia sottoposta a difficoltà di vario tipo in questi tempi anche complicati ed interpellanti.

FESTA RELIGIOSA E POPOLARE
«Lo sappiamo bene: da secoli, la festa liturgica e religiosa della Natività di Maria trova come contorno, non solo geografico, la fiera – ha detto innanzitutto il vescovo Egidio nell’omelia alla solenne celebrazione eucaristica in Basilica martedì 8 settembre, trasmessa anche in diretta streaming –. L’8 settembre ha visto, infatti, nel tempo, accorrere al Santuario pellegrini da luoghi differenti e anche lontani e la fiera ha arricchito la festa religiosa diventando un evento popolare di straordinaria vitalità e folclore. Corredo laico a un evento religioso, essa è citata nelle pagine dei libri che riportano aspetti storici e di cronaca del passato, sicché può accadere di leggere frasi come questa: “Il minuto popolo aspetta il giorno delle fiere per rifarsi della sonnolenza di tutto l’anno”; o come quest’altra: “Se il giubileo provvedeva ai devoti, la fiera aggiungeva un nuovo concorso di gente, attraendo da tutte le parti commercianti, bottegai, bifolchi che, comprando e vendendo, mille contratti effettuavano, a mille bisogni soddisfacevano”. Più vicina a noi, la seguente notazione bene evidenzia la commistione tra sacro e profano che anche attualmente caratterizza l’appuntamento settembrino di Vicoforte: “L’evento fieristico si è sviluppato e si è mantenuto in momenti anche complessi della storia secolare di queste terre, sino a giungere alla metà del ‘900 basandosi su elementi fondanti della sua ragione di essere: la devozione alla Madonna (patrona della città di Mondovì e della diocesi monregalese), il fascino popolare delle fiere (luoghi di scambio, di incontri, di divertimento), la stagione di fine estate in cui le mandrie scendevano dall’alpeggio per trascorrere l’inverno in pianura, non prima di aver proposto scambi commerciali”».


UNA FESTA SENZA LA FIERA
«La stagione unica e singolare che stiamo vivendo, tuttavia, contraddistinta dalle misure igienico-sanitarie di contenimento della diffusione del Covid-19, priva Vicoforte della tradizionale fiera – ha aggiunto il vescovo –. Spiace, ovviamente, per tutti coloro che subiranno significative perdite economiche per le loro attività e per il loro lavoro (tanto più in un momento decisivo come questo) e spiace per l’interrompersi di una lunga consuetudine che ha per secoli giustapposto, senza contrapporle, le cose del cielo e quelle della terra. D’altro canto, penso che le condizioni imposte possano restituirci anche il senso autentico della festa religiosa che ogni anno, da secoli, si ripete l’8 settembre. Se, infatti, Vicoforte diviene, nei giorni intorno a questa data, un centro in cui si aggregano numerose persone, lo è a motivo della festa della Natività di Maria. Non dovremmo mai dimenticarlo: se ci raduniamo, se ci troviamo, se facciamo festa l’8 settembre, lo dobbiamo alla nascita di Maria di cui celebriamo la memoria, colei che la fede della Chiesa saluta come “aurora e speranza di salvezza».


LA CRISI DELLA FAMIGLIA
«Lo scorso anno abbiamo riflettuto sul problema della denatalità e sulla responsabilità del generare. Quest’anno vorrei ritornare sul tema da un’altra prospettiva, soffermarmi maggiormente sul tema della famiglia, tanto più centrale e drammatico in un momento in cui questa realtà umana fondamentale è, da un lato, in crisi e dall’altro sollecitata a rispondere efficacemente all’emergenza pandemica – ha proseguito mons. Egidio Miragoli –. Tutto, infatti sta cambiando nella famiglia: la cultura e la mentalità, l’istituzione e il diritto, il tipo di famiglia e il suo ambiente, le funzioni e i compiti. E soprattutto il concetto di famiglia. Affrontare tale concetto oggi, infatti, significa muoversi su un terreno estremamente controverso e conflittuale. Occorre allora domandarsi seriamente che cosa sia una famiglia. Domanda che prova ad affrontare Fabrice Hadjadj, filosofo francese, in un libro intitolato: “Che cos’è una famiglia?”. Se le persone meglio intenzionate sono portate ad affermare che la famiglia è il luogo primario dell’amore, della prima educazione e il luogo del rispetto della libertà, Hadjadj evidenzia che questi tre elementi non bastano a specificare la famiglia, a distinguerla dalle altre forme di comunità che l’umanità conosce, perché anche un’impresa, un istituto scolastico, una società sportiva dovrebbero avere le stesse identiche caratteristiche. La famiglia, eventualmente, è il luogo nel quale si articolano la differenza dei sessi e la differenza delle generazioni, e anche la differenza tra queste due differenze. La differenza dei sessi, a partire dalla fecondità propria della loro unione, genera la differenza delle generazioni. All’interno di queste differenze, che costituiscono la famiglia, poi, si fa esperienza di un amore senza preferenza; l’amore dei genitori e dei figli è infatti fondato sulla filiazione stessa e non su affinità elettive. Anche il legame educativo si fonda su una autorità senza competenza. Non si attende, infatti, di essere un buon padre o una buona madre per avere un figlio, altrimenti si attenderebbe per sempre. È il figlio stesso, la filiazione stessa, che domanda la paternità e la maternità, senza alcuna competenza. È sempre in famiglia, infine, che si sperimenta la libertà senza indipendenza. Per quanto ci piacerebbe vivere solo secondo contratti e regolare i rapporti secondo la nostra convenienza, impegnarci quando si fiuta l’occasione e disimpegnarci quando è più conveniente, il figlio a differenza del socio non si può cambiare e neppure il padre o la madre».
MARIA, FIGLIA DEL SUO POPOLO
«Ebbene, le letture bibliche radicano la figura di Maria proprio all’interno di queste differenze, all’interno della storia di una famiglia e del suo popolo – ha aggiunto il vescovo –. Ogni nascita, infatti, si dà sempre in un contesto, nel quale la persona che viene al mondo si trova accolta, custodita, fatta crescere. E questo contesto segnerà profondamente il suo essere, il suo divenire, consegnandole prospettive, valori e anche problemi, perché la famiglia è sempre il luogo in cui qualcosa non funziona. Figlia del popolo giudeo che ormai da più di un secolo aveva scelto di porre i propri insediamenti anche nella regione della Galilea, Maria cresce in una zona religiosamente ed etnicamente mista. Nazareth è appunto uno di questi recenti villaggi popolati da giudei che vivono fianco a fianco con popolazioni di impronta socio-religiosa ellenistica. Proprio perché posti in zona di confine, il loro radicamento nella storia dei padri è ancora più sentito e custodito. È quanto traspare da questa prima pagina del vangelo di Matteo, che propone una genealogia a tappe, che si dispiega innanzitutto da Abramo fino a Davide. Essa è posta sotto il segno della promessa fatta al padre Abramo, e cioè il dono di una discendenza e di una benedizione per tutte le famiglie della terra»…


LA FAMIGLIA AL TEMPO DELLA PANDEMIA
«Sulla famiglia possiamo fare un’ulteriore ed ultima considerazione a partire dal tempo della pandemia che stiamo vivendo – ha concluso il vescovo –. Il Covid-19, prima o poi, passerà. Sta nella natura delle cose. Rischiano, invece di rimanere vivi, vitali ed infestanti altri generi di “virus”, compresi quello dell’egoismo che sta alla base di tante divisioni familiari e quello dovuto a visioni distorte della libertà, della felicità individuale, dell’uso del tempo e dell’importanza data al lavoro. Sono “virus” altrettanto subdoli e letali, che lentamente e silenziosamente allontanano i genitori dai figli e i coniugi tra di loro. Al contrario: il tempo della pandemia ci ha fatto capire l’importanza di avere una famiglia, di essere uniti, dell’avere una vera armonia dentro la casa che può da un giorno all’altro diventare il vero e sicuro rifugio in cui convivere ventiquattr’ore su ventiquattro sostenuti dall’affetto e dalla premura degli altri. Se il tempo del “lockdown” ci ha permesso, anche solo per un attimo, di comprendere che nessuno di noi si può salvare da solo, che siamo esseri in relazione, che volenti o nolenti la nostra vita dipende da altri, penso che sia fondamentale che la politica favorisca con misure, incentivi economici e decisioni concrete la famiglia, quel nucleo primario e fondamentale che genera la vita e ne garantisce la cura durante tutto il suo lungo e faticoso cammino. All’intercessione di Maria Santissima affidiamo dunque nella preghiera il futuro della famiglia e delle nostre famiglie consci che molto di ciò che accadrà dipenderà anche da noi e dalle nostre scelte. Guardiamo dunque alla Natività di Maria, che la liturgia saluta come “speranza e aurora di salvezza al mondo intero”. I tempi e i modi di Dio, come dicevo prima, sanno guardare ben oltre le umane fragilità e le contingenze della Storia. Così ci insegna la fede, e di questo dobbiamo sempre e comunque nutrire la nostra speranza».

Il testo completo dell’omelia su “L’Unione” in formato cartaceo a partire da mercoledì mattina