Nolan: La sfida al sincronismo impossibile

Il cinema riparte dall'attesissimo Tenet, ultima fatica del regista britannico, che ci ha abituato da sempre a storie dai complicatissimi incastri.

Che il cinema per Nolan rappresentasse soprattutto una sfida personale, lo si era già intuito dal suo secondo lungometraggio “Memento”, la prima opera adeguatamente finanziata dopo il noir a bassissimo costo “Following” degli esordi. Nella pellicola emergono già alcuni tratti stilistici che caratterizzeranno la carriera del regista, su tutti la tracciatura di una trama non lineare. Ormai siamo abituati al termine di una visione di un film di Nolan a cercare una spiegazione, molto spesso fornita per mezzo di mappe grafiche generosamente diffuse dagli appassionati in rete. L'allestimento di storie narrativamente complesse, strutturate su piani diversi e ognuno con una diversa scala temporale, sono parte integrante di quell'esercizio di stile che il regista propone nelle sue pellicole, nascoste in vicende di per se già accattivanti. L'obbiettivo è sempre stato quello di sincronizzare il tutto alla perfezione, aumentando di volta in volta il grado di difficoltà, al fine di dimostrare la propria abilità nel progettare incastri temporali impossibili. Le tre linee narrative intervallate a ritmi temporali diversi, sono presenti sia nell'eroica resistenza bellica di “Dunkirk” che nelle esperienze oniriche di “Inception”, mentre con la fantascienza di “Interstellar” si arriva a bussare alla porta del paradosso. Se il remake “Insomia”, l'illusionistico “The Prestige” e la trilogia del Cavaliere oscuro, appaiono opere slegate da questo discorso, sono lavori di non seconda importanza, che hanno reso il regista come uno dei punti di riferimento del cinema del nuovo millennio. Difficile stabilire se sia stato Nolan ad avere mutato il linguaggio del cinema attuale, o se sia esso stesso il frutto del cambiamento dei tempi. Partendo sempre da Memento e dalla sua data di uscita il 2000, ovvero un anno dopo il fenomeno "Matrix", e al termine di un decennio contraddistinto dall'esplosione di Tarantino, possiamo riscontrare come Nolan abbia tratto ispirazione da questi due lavori. Come gli episodi intrecciati in frangenti temporali diversi, visti in "Pulp Fiction" e ripresi in seguito anche da molti altri autori, e i diversi mondi posti su piani illusori/reali, sovrapposti e comunicanti tra loro, utilizzati dai Wachowski. E' vero che anche nel cinema nulla si inventa e tutto si trasforma, ma se non possiamo dare a Nolan la completa paternità delle sue idee, dobbiamo riconoscergli il merito di averle portate con successo agli estremi, realizzando in questo modo lavori che nessuno aveva mai osato o addirittura mai immaginato. Questa è la forza primaria del cineasta: spendersi in evoluzioni registiche impossibili, in sceneggiature innovative, integrando la storia con l'esercizio stilistico. Quest'ultimo traspare ancora di più in “Tenet”, dove è maggiormente risaltata la funzione della vicenda, atta ad esaltare il meccanismo narrativo congegnato.

Due realtà che viaggiano in direzioni opposte, una regolarmente in linea con lo scorrere degli eventi e l'altra in viaggio a ritroso, che impattano sulla stessa linea temporale, creando così un complesso e paradossale intreccio. Tenet va di nuovo dove nessuno ha ancora osato, un esperimento simile al pigiare contemporaneo del tasto play e rewind, in pratica un palindromo cinematografico, come tra l'altro il titolo stesso suggerisce, che richiede un alto livello d'attenzione ma regala momenti altamente spettacolari e innovativi. Ma in Tenet traspare con forza un'altra caratteristica della filmografia del regista, il nemico invisibile. In Dunkirk il nemico è intuito e mai mostrato, a palesarsi sono per lui le bombe e le esplosioni, oltre alla coscienza storica degli eventi, mettendo così in evidenza un male senza schieramento. Tenet è una proiezione in avanti di quel male, una minaccia globale senza volto proveniente dal futuro, anonima e collettiva e pronta e sterminarci. I due film possono essere una prosecuzione l'uno dell'altro: la Guerra Mondiale vista in Dunkirk lascia in eredità al pianeta i due blocchi della guerra fredda, che porta alla corsa agli armamenti nucleari, da smaltire in seguito al vuoto di potere causato dalla caduta dell'URSS. Proprio in quest'ultimo punto si aggancia Tenet. La pellicola risulta purtroppo estremamente attuale anche per altre ragioni: la minaccia globale vissuta negli ultimi mesi si accosta a quella della finzione, proveniente anch'essa da un nemico invisibile, come appunto può essere un virus.