Gioventù bruciata di ieri e oggi.

Lorenzo Barberis ripercorre la tradizione degli insegnanti che scrivono di scuola (più o meno dal 3000 a.C. ad oggi) e davvero certe cose non cambiano mai.

La scuola è antica quanto la civiltà stessa: anzi, scuola e civiltà sono intrinsecamente collegate, dato che la storia viene fatta iniziare con l’invenzione della scrittura, che richiede un insegnamento sistematico. Fin dall’antichità si parla di scuola ed educazione: sono famose quattro citazioni riportate sempre insieme. Un vaso d’argilla dell’antica Babilonia, del 3000 a.C. reciterebbe: “Questa gioventù è marcia nel profondo del cuore. I giovani sono maligni e pigri. Non saranno mai come la gioventù di una volta. Quelli di oggi non saranno capaci di mantenere la nostra cultura”. Poi nell’antico Egitto: “Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico. I ragazzi non ascoltano più i loro genitori: la fine del mondo non può essere lontana”. Non ho trovato fonti per queste diffuse citazioni, ma la Lamentazione era in effetti un genere diffuso in Mesopotamia ed Egitto. Si passa quindi a Esiodo (VIII sec. A.C.): “Non c’è più alcuna speranza per l’avvenire del nostro paese se la gioventù di oggi prenderà il potere domani poiché questa gioventù è insopportabile, senza ritegno, spaventosa”. E infine c’è un passo attribuito a Socrate (V sec. A.C), ma in realtà è nel Libro VIII della Repubblica di Platone: “La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, si burla dell’autorità e non ha alcun rispetto degli anziani”. E più avanti: “Il docente ha paura degli allievi; gli allievi scherniscono il docente”. Anche nel Medioevo continuano queste geremiadi, che sono in parte citate da Umberto Eco nel suo “Nome della Rosa” . La scuola di massa appare nei romanzi per ragazzi dell’Ottocento: c’è in Pinocchio ed è centrale in Cuore, la troviamo in Piccole Donne e nei romanzi di Mark Twain. In Thomas Mann assistiamo a una lezione scolastica di Anno Buddenbrook, in Herman Hesse se ne tratta in “Sotto la ruota”. Abbiamo poi “L’amico ritrovato” di Uhlman e, in Italia, “Dietro la porta” di Bassani. In Italia, nel secondo dopoguerra, fiorisce anche la parodia scolastica: comincia forse Guareschi, sul Candido, con il suo rovesciamento di Cuore in età democratica (Franti è ovviamente il PCI, ma anche gli altri studenti, ugualmente lottizzati, non figurano poi molto meglio). Giovanni Mosca narrerà di un celebre epico scontro a colpi di fionda col capo-bullo della classe. “La scuola si diverte” (Budini, 1967) è forse il capostipite romanzesco: celebri saranno poi i romanzi di Starnone, e vicino a noi le torinesi Paola Mastrocola e Margherita Oggero, che l’ha declinata in chiave di giallo. Insomma, con “L’appello” ci inseriamo in un lungo e nobile filone, sperando di dire qualcosa di nuovo, in questa “nuova normalità” scolastica. Al limite, ci sfogheremo un po’, come fanno i professori dall’età mesopotamica in poi.