I presidi cuneesi a Cirio: «Mette in croce le scuole senza aggiungere nessun vantaggio»

Dura replica sulla questione della misurazione della temperatura a scuola.

Per il consiglio provinciale ANP (Associazione Nazionale Presidi) il dott. Ivan RE - Presidente Provinciale ANP Cuneo ha indirizzato una dura replica al presidente della Regione, Alberto Cirio, sulla questione della misurazione della temperatura a scuola.
«Dopo giorni e giorni nei quali ogni comunicato stampa uscito dalla Regione verso i media, ogni intervista, ogni parola ha lanciato il messaggio: “Grazie al decreto Cirio la febbre sarà misurata a scuola”, adesso - per conto della stessa Regione - il dott. Rinaudo (uomo di fiducia del Presidente Cirio e responsabile dell’Unità di crisi) sorprendentemente tuona (a 5 colonne) che di “raccomandazione” e non di obbligo si trattava! Peccato che, non agli organi di comunicazione regionali, ma a noi presidi addebiti di non aver saputo leggere l’ordinanza! Rassicuro l’autorevole interlocutore circa la nostra capacità di lettura della norma e sottolineo che io scrivo non a titolo personale, ma a nome dei molti presidi associati, messi in croce da questa tardiva ordinanza, che nelle mie parole si riconoscono. Anche se comprendo bene che l’offensiva mediatica attivata nei miei confronti (a livello personale) possa aiutare a spostare l’attenzione da una situazione che sta ritorcendosi contro chi l’ha voluta. Non è ciò che l’ordinanza raccomanda, ma i successivi capoversi dove ordina ad esasperare. Constatiamo comunque che, anche dopo la lunga filippica del fidato collaboratore del Presidente (diffusa su tutti i media con una potenza di fuoco che impressiona), la domanda di fondo resta inconcussa: se l’ordinanza Cirio non introduce l’obbligo di misurare la febbre a scuola, ma solo quello in capo alle famiglie di produrre autocertificazioni giornaliere e alla scuola di controllarle una ad una, che vantaggio offre contro i genitori che produrranno autocertificazioni che non corrispondono al vero? Quelli, per citare il Presidente Cirio, che ne “basta uno che non lo fa per attivare una catena che potrebbe essere mortale” (La Stampa 13/9). A questa semplice domanda la replica del dott. Rinaudo non offre risposta: se infatti l’obbligo di misurare giornalmente la febbre a casa è perentorio, come scrive il solerte responsabile regionale, non si capisce perché costringere le famiglie a sottoscriverlo ogni santa mattina e non una volta per tutte a inizio anno. Delle due l’una, o non ci si fida delle famiglie o si è voluto introdurre un inutile aggravio sulle scuole: tertium non datur. Sulle modalità organizzative di verifica delle autocertificazioni, lascia sconcertati che chi mi attacca – che di pubblica amministrazione, di codice digitale, di certificazione e di firma e dei correlati profili di autenticità e privacy (stando al curriculum ampiamente esibito dagli articoli di replica) dovrebbe intendersi più di me – assuma quale modello di “preside innovativo” quello che ricorra ad una “chat di whatsapp” (scrive proprio così!) per autocertificare stati, fatti o qualità personali che involgono questioni di rilevanza penale: una chat cioè aperta a 1500 numeri di cellulare, da associare a 1500 genitori, ognuno dei quali il mattino manderà il suo messaggio, che vedranno tutti gli altri (alla faccia della riservatezza) e che avrà valore di certificazione autentica per la Pubblica Amministrazione tenuta al controllo in forza di un’ordinanza. Chissà se i Suoi colleghi giudici sarebbero dello stesso avviso. Io credo di no e i nostri legali, interpellati, la pensano come me. Dunque, mi ripeto, tanto rumore (e tanta, tanta burocrazia) per nulla. E comunque resta il fatto che indurre i genitori a non misurare a casa la febbre (questo ha sortito la martellante azione comunicativa della Regione) significa esporre i ragazzi a viaggiare su mezzi (dalla montagna o dalla Langa verso i centri scolastici) con un alto rischio di contagio, inutile e pericoloso. Con buona pace per la sicurezza tanto sbandierata».
PS: inviterei il dott. Rinaudo, la stessa premura con la quale richiama me a leggere con attenzione la norma, ad esercitarla con gli uffici legislativi regionali. Magari facendo appurare loro che, in materia di organizzazione scolastica, la competenza esclusiva la Costituzione la assegna allo Stato e non ad altri soggetti territoriali. Aiuterebbe a rasserenare il clima e a far funzionare meglio le scuole piemontesi».