L’appello/Il rito dell’orario

Un punto di vista ironico e leggero sul mondo della scuola. A inizio anno uno dei momenti più delicati per il corpo docente è la scelta degli orari: un eterna partita a tetris tra preferenze, esigenze personali dei singoli, che molto spesso è difficile conciliare

di LAPIS

Uno dei grandi problemi dell’inizio dell’anno scolastico è la stesura dell’Orario. Con questa mossa d’apertura, ogni docente sa che si gioca tutta la partita a scacchi dell’anno scolastico. Cruciale è la conquista del Giorno Libero: il sabato è il più ambito, ma anche il lunedì consente discreti ponti. In subordine, il mercoledì e il giovedì (“mi piace staccare in due la settimana” si consola come la volpe con l’uva chi lo ottiene in questa posizione), mentre il venerdì o il martedì sono la scelta peggiore. A parte la setta minoritaria dei Calcolatori, che come ogni ordine iniziatico compulsano il calendario con devozione, non per scegliere il giorno propizio di qualche oscuro rituale pagano, ma per evitare accuratamente ogni possibile sovrapposizione tra giorno libero e festività. Ma altrettanto importante è la disposizione delle ore nell’arco dei giorni lavorativi. Invisa a molti è la prima ora: sia pendolari di lungo corso, specie dato il servizio sempre più avaro di Trenitalia, sia docenti residenti magari a pochi metri dall’Istituto (invidiatissimi) che però hanno improrogabili esigenze personali (ad esempio, c’è sempre qualche docente cultore della buona cucina che deve assolutamente comprare il pesce o gli asparagi al mercato del martedì – probabilmente direttamente da Carlin Petrini in un incontro confidenziale). A cascata, poco amate sono le ultime ore, sia per chi deve prendere i figli a scuola (come portarli), ma anche per il calo di zuccheri e di energie di fine mattinata. C’è poi l’annoso problema dei Buchi: c’è chi li aborrisce e desidera un orario compattissimo, chi all’opposto li desidera, per spezzare la densità della giornata con un caffé con un collega. O magari, poeticamente, la possibilità di un flirt, come fece Anna Galiena ne “La Scuola”, sistemando l’orario in modo da avere le ore libere con lo svampito Silvio Orlando che, sventurato, non colse l’allusione.