50 anni fa la rivoluzione del rock

La stelle lucenti di Jimi Hendrix e Janis Joplin, a cinquant'anni dalla loro tragica scomparsa

UNITED KINGDOM - FEBRUARY 24: ROYAL ALBERT HALL Photo of Jimi HENDRIX, performing live onstage (Photo by David Redfern/Redferns)

Per molti di noi, parlare di ricorrenze di 50 anni fa è praticamente impossibile o comunque assai complicato: non c’è un ricordo diretto e si fatica a delimitare (a meno di una ricerca approfondita che generalmente richiede tempo) cosa sia mito e cosa appartenga realmente alla Storia.
Pochi giorni fa i mass media hanno ricordato il cinquantenario dalla morte di Jimi Hendrix, avvenuta il 18 settembre del 1970 a Londra: un artista che ha influito sulla musica rock dell’epoca, che ha innovato nell’uso della chitarra e di cui ancora oggi è vivo il ricordo. E il caso volle che alla sua morte seguì quella di un’altra artista, altrettanto importante.
A distanza di quindici giorni, nel 1970, l’umanità perse due delle sue stelle più splendenti di quel periodo, giovani ventisettenni nel pieno delle loro potenzialità artistiche. Il primo diede una seconda vita alla chitarra dopo Little Richards e l’altra, una voce, quella di Janis Joplin, considerata la regina bianca del blues. Artisti attorno a cui si strinse un’intera generazione – quella di Woodstock – e che hanno fecondato la musica fino almeno al nuovo millennio. Hendrix e la Joplin furono tra i volti più apprezzati grazie alle loro performance (Piece of My Heart e Ball and Chain, per la seconda, e la conclusiva versione dell’inno nazionale americano per Hendrix), tra le più iconiche delle registrazioni tramandate. Anche il lessico con loro ha subito mutamenti nel descrivere la musica e ciò che si stava ascoltando: senza artisti come loro non si sarebbero potuti usare termini come lisergico o seminale.
Janis Joplin e Jimi Hendrix sono stati ingranaggi fondamentali per avere negli anni a venire artisti come Slash dei Gun’s ‘N Roses, i Nirvana o la chitarra di John Frusciante dei Red Hot Chili Peppers, così come figure al femminile come PJ Harvey, Alanis Morisette, Christina Aguilera o Fiona Apple. Se pensiamo a Hendrix viene in mente l’uso di tecniche a base di distorsori, pedaliere ed effetti, che poi si ritrovarono nell’hard rock, nel metal e nel noise-rock, l’insolita idea – derivante dal suo essere mancino e da come imparò a suonare – di imbracciare una chitarra capovolta o di lasciarsi andare a gesti eclatanti; alla voce di Janis – ed in particolar modo a quella grande capacità di trasformare la delicatezza in potenza rotta e gutturale – in tanti hanno guardato con grande interesse, ma mai nessuno è riuscito a ripetere.
A differenza dall’epoca dell’apparenza in cui viviamo, i loro gesti sottendevano un’idea, anche “distruttiva” ed “eversiva”, rivoluzionaria al pari del moto reazionario generato da chi li ha emulati. Difficilmente si potranno rivivere gli anni ‘70, la libertà di quegli anni, artistica, civile e sociale; forse molta musica giunta sino ad oggi e che dobbiamo a quel periodo, potrebbe aiutarci a riflettere sull’argomento.