Louise Glück vince il Nobel per la letteratura 2020

“Potrà sopravvivere la poesia nell’universo delle comunicazioni di massa?”, si chiedeva Eugenio Montale, nel 1975, nel suo discorso di accettazione del Nobel, in cui cercava di immaginare la civiltà del 2000, quella figlia di quella terza rivoluzione industriale che nel ’75 muoveva i suoi primi passi (Internet era dell’anno prima). Il Nobel assegnato alla poetessa Louise Glück sembra rispondere di sì. Nata nel 1943 a New York da una famiglia ebraica di origini ungheresi e russe, nel 1968 pubblico la sua prima raccolta lirica, “Firstborn”. Nel 1975 la raccolta che la porta alla fama poetica, “The House on Marshland”. Altra opera-chiave è la raccolta del 1985, “The Triumph of Achilles”, mentre “The Wild Iris” vince il premio Pulitzer nel 1993 (su doppiozero.com se ne possono leggere tre belle liriche). Frequenti sono i temi femministi nelle sue liriche, come pure però il riferimento al mito classico e – inevitabile – quello al modello dantesco, cui rimandano, fin dai titoli, “Vita Nova” (1999: anche la data, forse, numerologicamente non è casuale) e “Averno” (2006), ispirato al mito di Persefone ed edito in Italia da “Dante e Descartes”. Nel 2004, la sua raccolta “October” è una risposta poetica alla catastrofe dell’11 settembre 2001, in cui l’autrice esplora i temi del trauma e della sofferenza. Nel suo saggio teorico sulla poesia del 1994 ha anche parlato dei suoi problemi giovanili di anoressia, che la portarono in psicanalisi: ma, come molti poeti (a partire da Leopardi), l’autrice non ama un eccessivo collegamento tra le sue caratteristiche biografiche e la sua produzione poetica. È la sedicesima donna a vincere il Nobel letterario (su una storia di 120 anni): l’italiana Grazia Deledda, un po’ ingiustamente poco valorizzata, fu la seconda dopo Selma Lagerlöf (1909); Nadine Gordimer, Nobel nel 1991, soggiornò spesso nel Monregalese, che omaggio nel suo racconto “Lucie”. Chissà se questo Nobel aiuterà la Glück a ritagliarsi un suo posto nel canone letterario mondiale.