L’Appello/Griglie e briglie

Il problema della valutazione è da sempre uno dei più spinosi che deve affrontare l'insegnante, nella sua vita professionale. Dal "Voto a sentimento" del passato, alle griglie di valutazione, che oggi vanno per la maggiore. Si tratta di un miglioramento o un peggioramento? In ogni caso il dilemma resta

di LAPIS

Come ogni viaggio che si rispetti, anche l’avventura di un nuovo anno scolastico inizia con una tabella di marcia, che in didattichese prende il nome di programmazione. Quando a giugno si tirano le somme con il programma svolto, però, di solito viene un coccolone: cosa mi sarò sognato a ottobre? Pensavo che sarei salito sulla cattedra come Robin Williams ne “L’attimo fuggente” incendiando gli animi degli studenti lanciandomi a briglia sciolta su diecimila autori e altrettanti testi, con approfondimenti, viaggi sulla luna, interviste impossibili e fuochi d’artificio? A giugno faro i conti con le ore perse, con il tempo necessario a recuperare e risollevare gli animi afflitti di studenti, colleghi e genitori, a risvegliare attenzione e volontà assopite. E della girandola di progetti resterà la meta. Quando andavo a scuola io, vigeva il voto a sentimento. L’ insegnante valutava a buon senso, qualcuno più rigoroso si dava qualche criterio (non troppo severo, per carità, come per esempio un voto in meno ad ogni errore), ma la maggior parte dava un voto rispondente a un giudizio di insieme e c’è da dire che di solito funzionava anche. Oggi, invece, esistono le griglie di valutazione. Ne esistono a migliaia, c’è l’imbarazzo della scelta. Alcune sono così complicate che decifrarle supera la difficoltà del compito stesso. I dipartimenti talvolta ne costruiscono una di sana pianta, che sia credibile ma anche agile da usare e comprensibile per gli alunni. Perché se è vero che l’oggettività è imprescindibile nella valutazione, e altrettanto vero che less is more. Che poi la griglia è un po’ come la coperta di Linus. Perché se usiamo la griglia ci sentiamo al sicuro dalla possibile accusa di essere stati ingiusti, approssimativi, parziali. Ma in fondo se la griglia è oggettiva in sé, nel modo di usarla, resta pur sempre e inevitabilmente quella componente soggettiva che è propria dell’esprimere un giudizio. E, si badi, ovviamente il giudizio è sempre solo sul prodotto, non sulla persona; ma vaglielo a spiegare a un ragazzino che quel compito vale 4 ma lui non vale 4… ti risponderà che pero quel prodotto e un prodotto suo. Che poi c’è il ragazzino a cui un 4 gli fa un baffo e quello che per un 4 mette in crisi la sua intera esistenza. Quello che si fa una grassa risata e quello che scoppia in un pianto disperato, mentre noi restiamo impotenti di fronte a cotanta varietà della natura umana di fronte alla stessa situazione. Quella natura umana che non capiremo mai fino in fondo, neanche con la nostra griglia tra le mani.