Testimoni in campo, per tessere fraternità. Parole forti di d. Meo Bergese, Daniela De Mauri e G. Piero Maccagno

Nella Veglia missionaria al Ferrone, il vescovo parla di p. Maccalli, sentito al telefono, ora in quarantena dopo la liberazione in Mali, alla fine di un sequestro durato due anni

Preghiera, ascolto, testimonianze e condivisione… così si è dipanata la Veglia missionaria – presieduta dal vescovo mons. Egidio Miragoli –, venerdì sera, nella chiesa del Ferrone a Mondovì, in vista della Giornata missionaria mondiale a calendario domenica 18 ottobre, sul tema della chiamata per ciascun battezzato a far conoscere la bontà, la misericordia e l’amore di Dio per tutti gli uomini, prima di tutto attraverso un atteggiamento di accoglienza ed uno stile di vita basato sulla fraternità. E la risposta del profeta Isaia alla voce dall’alto “Eccomi, manda me” si è fatta appello pressante nella fede a mettersi in gioco da credenti, diventando “tessitori di fraternità, in particolare nella “tempesta” che ci tocca col Covid, imparando a vivere nuove relazioni con una umanità, fragile, vulnerabile, sofferente e in ansia.
La Veglia si è intrecciata nel raffronto biblico con il profeta Giona e Paolo di Tarso entrambi colti nel loro naufragio e negli atteggiamenti che hanno messo in campo per convertirsi (Giona) e per creare solidarietà e speranza (Paolo). Si sono poi succedute tre testimonianze molto significative. Don Meo Bergese, di ritorno da Pesqueira in Brasile, ha ripercorso ad alta voce le tappe della sua vita a partire dalla chiamata, sperimentata da ragazzo incontrando a Vigna di Chiusa Pesio l’allora giovane prete don Lino Cuniberti, poi missionario della Consolata e vescovo in Colombia. Si è soffermato molto sulla sua esperienza brasiliana a Nova Iguaçù, ricordando i numerosi sacerdoti della diocesi di Mondovì che là si sono spesi e si stanno spendendo ancora, a cominciare dagli iniziatori della missione diocesana, don Gianni Martino e don Aristide Perotti nel ‘66, quindi tuti gli altri… che hanno fatto un po’ la storia recente della missione per la Chiesa monregalese. Don Meo Bergese ha evidenziato dell’esperienza “brasiliana” l’impegno di laiche e laici sulle frontiere del Vangelo dentro le marginalità, nonché il primato della Parola di Dio nelle cruciali situazioni da affrontare nel segno del riscatto. Nelle sue parole anche un cenno commosso ai tanti martiri di oggi, tra cui anche quelli in Italia di recente come don Roberto Malgesini e come il ventenne Willy, che han dato la vita per gli altri nel bisogno.
Toccante poi l’intervento di Daniela De Mauri, infermiera alla Casa di riposo di Vicoforte, che ha aperto il cuore su quanto vissuto durante il lockdown, nello stare vicino, in tutto e per tutto, agli anziani, nell’accompagnarli nella malattia che si stava aggravando, nel non abbandonarli nell’ora dell’agonia, accarezzandoli e tenendoli per mano fino alla fine, facendoli sentire accolti, curati ed amati. “Insieme abbiamo cercato di dare il massimo, di dare tutto, ogni giorno – ha confidato – coltivando una speranza condivisa, non lasciando prevalere la paura, animando la fiducia nonostante le criticità, in un accompagnamento costante, dalla parte della vita”.
Infine Gian Piero Maccagno, educatore, impegnato in particolare in mezzo agli immigrati, ha sollecitato ad avere uno sguardo profondamente diverso, in un contesto culturale e sociale che sa di rifiuto dell’altro, che alza steccati, che contrappone noi e loro. Ha citato due piccoli-grandi episodi personali: il dialogo in treno con un amico musulmano, centrato sull’incontro vicendevole nel volto dello stesso Dio dai nomi diversi; quindi ha spiegato come si possa fare breccia nell’indifferenza pesante di oggi (che esclude e respinge), se si coltivano gesti di rispetto, di accoglienza e di fraternità, al punto di raccogliere parole confortanti da un amico africano che gli ha detto “Tu sei bianco, ma hai il cuore di noi neri”, come a dire che col cuore ci si può ritrovare sempre al di là di tutto. Ed oggi più che mai – ha concluso Gian Piero Maccagno – c’è bisogno che i credenti sappiano leggere le situazioni anche complesse con gli occhi del Vangelo.
In chiusura don Gianni Martino (Centro missionario) ha letto una lettera giunta in giornata da Marsabit, zona arida del Kenya, dove fr. Giacomo Comino, salesiano, monasterese (là impegnato a riattivare una scuola tecnica dei Salesiani), è riuscito a far scavare due pozzi per l’acqua sempre più preziosa, grazie alla “Quaresima di fraternità” della diocesi di Mondovì, nel 2019, con 50 mila euro destinati per realizzare queste trivellazioni indispensabili.
Il vescovo ha quindi invitato ad una preghiera per p. Pier Luigi Maccalli liberato in Mali: “L’ho sentito al telefono nel pomeriggio – ha detto il vescovo Egidio –: gli ho assicurato il nostro ricordo in questo Veglia missionaria”.
Le offerte raccolte nella serata sono state destinate all’operazione “La maloka”, per costruire una struttura sotto forma di casa comunitaria nella missione di Toribio in Colombia ove opera il missionario della Consolata, il monregalese p. Ezio Roattino. Questa iniziativa doveva essere portata avanti in diocesi di Mondovì con la “Quaresima di fraternità” 2020, sospesa per via del lockdown.