Barolo vinificato a Dogliani? Di nuovo a processo con l’accusa di sottrazione di vino sequestrato

Il solo Orlando Pecchenino è coinvolto nella “coda” di questa vicenda giudiziaria, dopo la sentenza di primo grado di condanna per aver vinificato il Barolo fuori dalla zona dichiarata

(a.c.)Presunta sottrazione di una parte del vino che era stato sequestrato dai Nas. Questo l’addebito a cui è chiamato a rispondere il produttore vinicolo Orlando Pecchenino – ex presidente del consorzio di tutela del Barolo e del Barbaresco – già finito a processo insieme al fratello Attilio perché accusati di aver violato il disciplinare di produzione vinificando nella cantina a Dogliani anziché in quella di Monforte d’Alba, come invece dichiarato. Lo stabilimento doglianese sorge a trecento metri di distanza dall’area di produzione del Barolo. Entro quei confini il vino può essere chiamato Barolo docg, altrimenti deve essere etichettato come Langhe Nebbiolo doc. Il procedimento di fronte al giudice Alice Di Maio si era concluso, a febbraio, con la condanna di entrambi gli imputati a sei mesi di reclusione per quanto attiene alle annate comprese fra il 2007 e il 2012. Assoluzione perché il fatto non sussiste, invece, per quanto riguarda le annate 2005 e 2006.

Ora però il solo Orlando Pecchenino è coinvolto nella “coda” di questa vicenda giudiziaria. Nell’ambito delle indagini avviate nel 2016, i Carabinieri avevano messo “sotto chiave” l’intera annata 2016, pari a 423 ettolitri di vino da uva nebbiolo. Di questi, sostiene l’accusa, circa 9 ettolitri sarebbero comunque stati vinificati e rivenduti in violazione del sequestro. In tribunale sono stati ascoltati i primi due testimoni e il processo è stato quindi aggiornato al 15 aprile 2021.