LA RUBRICA CHE ABBAIA – Cani che cercano cani

L'analisi del “Progetto Nash”, per la costruzione di gruppi volontari di “ricercatori di cani smarriti”.

LA RUBRICA CHE ABBAIA

La mucosa olfattoria di un cane è di 150 cmq, noi umani ne possediamo dai 2 ai 4 cmq, il numero di cellule ricettive all’odore per cmq sono circa 220 milioni nei cani, noi ne possediamo circa 5 milioni. I cani attraverso l’olfatto leggono la vita che hanno intorno, il famoso etologo Roberto Marchesini dice che per un cane annusare è come per noi leggere un quotidiano. Attraverso un organo denominato vomero nasale, di cui l’uomo è sprovvisto, il cane è in grado di riconoscere lo stato di salute di un altro essere vivente, identificare il carattere e lo stato di tensione di un suo simile, percepire lo scorrere del tempo. Insomma, il tartufo del cane è un vero e proprio strumento di precisione in grado anche di trovare persone intrappolate sotto macerie e valanghe, scovare stupefacenti e materiale esplosivo ma anche ritrovare i propri simili che si sono allontanati da casa.

A tal proposito voglio parlarvi del “Progetto Nash”, guidato dalle competenze dell’educatrice cognitiva Susanna Austoni, che ha l’obiettivo di costruire gruppi volontari di “ricercatori di cani smarriti”. Attraverso diversi incontri, i proprietari e i loro cani svilupperanno quelle competenze utili ad attivarsi in aiuto di chi ha smarrito il proprio animale con lo scopo di riportarlo a casa. Ma cosa fare quando il proprio cane si è smarrito?

Prima di tutto denunciane la scomparsa in Comune e ai Carabinieri e appendere locandine nella zona di smarrimento. Alcune ricerche hanno evidenziato che un cane in fuga sceglie di percorrere la prima strada in salita che incontra e di svoltare per la prima strada in direzione della propria casa. Per un paio di giorni rimarrà in zona e non percorrerà più di 2 Km (a meno che non sia un cane da caccia), è quindi utile mettersi alla ricerca subito. Dal punto di fuga si deve delimitare con delle tracce odorose (bastano dei pezzi di carta impregnati dell’odore del proprietario) un recinto olfattivo, il cui centro è la zona di fuga per un raggio di 2 km. Posizionare quindi dell’acqua al confine di questa zona e dei contenitori chiusi ma forati con all’interno cibo gustoso. Se lo si avvista non bisogna inseguirlo o urlare il suo nome con voce disperata ma passeggiare in zona richiamandolo allegramente come per invitarlo al gioco. Se l’animale convive con un altro cane o ha un cane “amico”, è bene portare anche lui nelle ricerche. Se nella zona esiste un gruppo di ricerca cani smarriti è ottimo contattatarli. A casa lasciare la porta aperta, cibo, acqua e il proprio odore a disposizione. Allertare i veterinari di zona, gli abitanti del luogo e i canili. Queste sono direttive di massima. Ovviamente per attivare una ricerca è importante conoscere il carattere del cane e valutare se conosce la zona, se è una fuga amorosa, dettata dalla paura o un’esplorazione del territorio, se è pauroso o socievole. Ricordo infine che il microchip è utile oltreché obbligatorio e che la sterilizzazione e la castrazione riducono la possibilità di “fughe amorose”.

Per GEA - Anghilante Estelo, operatrice di zooantropologia

Nella foto, Saputella, ospite del Canile Rifugio 281 di San Michele

 

 


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