Sedicente avvocato “d’aste” è accusato di aver estorto 80mila euro agli ex ristoratori di Lesegno

Dalle indagini della Guardia di Finanza di Mondovì l'imputato risulta essere un soggetto "pressoché inesistente dal punto di vista tributario", a capo di una fantomatica onlus con sede in un immobile deserto

(a.c.) – Si sarebbe presentato a loro come avvocato ed esperto di aste. Da una parte c’è il torinese G.S., dall’altra la coppia di anziani ex ristoratori di Lisio che, all’epoca dei fatti, nel 2011, versavano in condizioni molto critiche dal punto di vista finanziario. In particolare, era imminente la vendita dei terreni dell’ex albergo-ristorante di Lesegno per i quali a suo tempo avevano ottenuto un finanziamento da 400 milioni di lire dalla Regione Piemonte. Il sedicente avvocato G.S. avrebbe assicurato loro di poter bloccare l’esecuzione dell’asta, sfruttando un possibile appiglio giuridico. Per questo i suoi clienti hanno continuato a elargirgli denaro fino all’aprile 2013. Tra bonifici e versamenti si arriverebbe alla cifra di 81mila euro.

È stata la Guardia di Finanza di Mondovì a ricostruire in seguito tutti i movimenti bancari, dopo aver ricevuto un esposto anonimo. Secondo gli inquirenti, non è chiaro a quale titolo l’imputato percepisse tali somme: G.S., ha riferito il luogotenente Maurizio Leo, era un soggetto «pressoché inesistente dal punto di vista tributario» e risultava anche a capo di una fantomatica Onlus che non aveva mai presentato dichiarazioni fiscali e la cui sede era in un immobile deserto.

A fare da tramite tra l’“avvocato” e i coniugi era stato un geometra, titolare di uno studio tecnico a Viola. In aula il professionista ha ricostruito la genesi del suo rapporto con G.S.: «L’avevo conosciuto nel 2006 in occasione di un’asta giudiziaria. Mi si era presentato come un avvocato attivo a Torino e in Francia, che aveva bisogno di un tecnico per curare i suoi interessi nel Cuneese. Negli anni ho seguito per lui diverse pratiche relative ad acquisti di alloggi e altro».

Secondo il geometra, G.S. si appoggiava a due studi legali torinesi e dava mostra di conoscere bene i meccanismi del diritto, in particolare per quanto riguarda le aste: «È stato lui a interpellare i proprietari del fabbricato di Lesegno, il cui valore io avevo stimato in 700mila euro. Mi convinse a collaborare con lui nella ricerca di appigli per bloccare la vendita». L’imputato è già stato condannato a due anni e quattro mesi per truffa in un procedimento analogo a Ventimiglia, tenutosi nel 2016. Ora si trova agli arresti domiciliari. Il giudice Marco Toscano lo ascolterà nella prossima udienza fissata per il 12 marzo.