Dante il primo Cant(aut)ore

Il percorso di innovazione di Dante, fonte a sua volta di ispirazione ancora oggi, per i cantautori moderni

La lirica dantesca e in particolare quella della Commedia è stata usata a piene mani nel mondo della musica, con velate allusioni, citazioni popolari vere e proprie, rimandi o temi che il Sommo Poeta sviluppò lungo la narrazione delle sue famose terzine. Sono numerosi gli autori che hanno attinto a piene mani da Dante, ma anche Alighieri si lasciò influenzare da esperienze a lui vicine. La Commedia nasce come primo, autentico e completo tentativo in Italia di trasformare il racconto popolare, che fino a quel momento veniva tramandato per trasmissione essenzialmente orale, in un’opera letteraria. Dante si servirà perciò della lingua volgare a lui più vicina, ossia l’italiano; ma l’esercizio del poeta fiorentino non fu affatto il primo nel suo genere, traendo ispirazione da una tradizione a noi vicina e dal legame stretto con la musica. Alighieri, nel suo De Vulgari Eloquentia, definirà questa lirica “fictio rethorica musicaque poita” – ossia, una finzione magnificamente eloquente, musicale e poetica – riferendosi così ai troubadours dell’Occitania. Questa tradizione che si sviluppò nel sud della Francia, grazie ad un contesto culturale assai ricco e variegato, proliferò grazie a questi “artisti” che si radunavano nelle corti dei principali centri urbani per cantare (in genere composizioni monofoniche, ossia senza accompagnamento) gesta cavalleresche, l’amor cortese e la vita di tutti i giorni della popolazione. E oggi non avremmo buona parte del cantautorato folk di tutta l’Europa Occidentale – la stessa parola canzone vede la sua origine nel termine occitano “chançon” – se nella cultura medievale non si fosse sviluppata in modo così capillare questa tradizione. Sembra quasi impossibile, ma non è poi così distante il filo artistico e linguistico, culturale e musicale che collega Martín Códax e Dom Dinis nella penisola iberica all’italiano volgare di Dante Alighieri ed arriva fino a giorni “nostri” con le canzoni di Brassens o De André, passando per le tradizioni del fado portoghese e della gaita galiziana. E per quanto oggi questo mondo paia assai più vicino a Dante che non a noi, fa parte della nostra storia almeno fino alla seconda metà del secolo scorso.