Dante: Non solo cultura “alta”

Dante Alighieri è indubbiamente il fondamento della cultura “alta” europea, come certifica anche Harold Bloom ponendolo alla base del suo canone occidentale. Tuttavia, l’influenza di Dante è enorme anche sulla cultura pop. Non solo occidentale: uno dei massimi maestri del manga e dell’anime, Go Nagai, prima di realizzare Mazinga e Goldrake, rimase affascinato dalla Divina Commedia, che adattò a fumetti, ispirato dalle meravigliose incisioni di Gustave Doré. Anche il suo Devilman riparte da questa sua “discesa all’inferno”, rielaborando il fumetto “Mao Dante” dove l’ispirazione è ancora più evidente. Anche nel fumetto nostrano Dante la fa da padrone, a partire dall’adattamento topolinesco dell’Inferno ad opera di Guido Martina, professore di lettere che riprodusse perfette terzine incatenate (e fu una delle prime opere firmate, in un’era dove altrimenti le storie apparivano anonime). Ma l’Inferno ha ispirato incontri danteschi anche ad altri: Jacovitti, Cattivik, il Geppo di Dossi, ovviamente il puntuale adattamento di Marcello (Toninelli) di tutta la Commedia in comic strip, ma anche gli eroi bonelliani moderni come Martin Mystere, Dylan Dog, Nathan Never, Dampyr. In tempi recenti, non sono mancati adattamenti in forma di graphic novel, tra cui vari lavori dell’editrice Kleiner Flug e il Dante filologico di Zuccarini e Carbonetti. Ma forse la nuova frontiera di Dante nella cultura pop è quella costituita dal videogame: il caso più noto è “Dante’s Inferno” (2010), in cui la Electronic Arts ci porta a una discesa nell’inframondo derivata dichiaratamente da quella dell’autore fiorentino. Ma il rapporto tra il Sommo e i videogiochi è precedente, partendo se vogliamo da un primo adattamento nel 1986 per Commodore64, intitolato allo stesso modo, “Dante’s Inferno”. L’influenza dell’immaginario infero sui videogiochi è poi vastissima in titoli come, a puro titolo d’esempio, Doom e Diablo. Del resto, lo stesso schema della Commedia, a “livelli successivi” discendenti, si presta perfettamente all’idea del videogame (e il Guardiano di ogni cerchio infernale richiama bene l’idea del boss di fine livello). Insomma, superati i sette secoli, la lezione di Dante si rivela più moderna che mai. E per esplorare gli inferni futuri, la nostra guida migliore continua a rimanere, come sempre, l’Alighieri.