La risposta del primario alla lettera per la mamma salvata dal Covid

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO la seguente lettera della dottoressa Ilaria Blangetti, primario di Anestesia e Rianimazione all'Ospedale di Mondovì, in risposta ai ringraziamenti di una famiglia (la potete leggere cliccando qui)

Ci si imbatte talvolta, in uno squarcio di luce nel buio, e se ne coglie il ristoro immediato che dà quella inattesa scoperta... È il caso di una lettera di ringraziamento, inviata da parte di una famiglia, ai medici e agli infermieri dell’Ospedale di Mondovi e pubblicata, qualche giorno prima del Santo Natale, sul settimanale l’Unione Monregalese. Ne sono venuta a conoscenza più tardi, all’inizio del nuovo anno, nei giorni ancora di fatica e di dolore in molti reparti. Leggendola, mi sono concessa il “lusso” di commuovermi e di annusare il profumo della speranza. Parole schiette e sincere. Nello svolgersi delle nostre frenetiche giornate in Ospedale abbiamo fatto tesoro anche delle esperienze più difficili, per rielaborare e apprendere: non c’e’ gesto, non c’e’ azione, non c’e’ assenso o rifiuto che non influiscano sulla realtà, rendendoci tutti reciprocamente preziosi: colleghi, sanitari, pazienti, tecnici di laboratorio, famiglie. Traspare dalla lettera la forza del legame familiare: marito e figli che entrano nell’attesa. Attesa è una parola che non ama stare in solitudine; trascina dietro di sé un grappolo di atteggiamenti che insieme contribuiscono a dirne la vitalità umana; la donna, mamma e moglie, ha sentito la forza del desiderio di guarigione, espressa non verbalmente né in presenza dai figli e dal marito.
Mi ha commosso la resistenza del desiderio e della fiducia anche da parte di tutto il personale: compassione, gentilezza, silenzio, vicinanza, tenerezza. Forse, io per prima, ho affidato alcune volte il rapporto di cura alla risposta del laboratorio, ai protocolli, ai turni efficienti, prima che allo sguardo, alle mani, al tempo passato a conoscere, alla “care” del medico. La lettera pubblicata dal settimanale ha saputo valorizzare, nel giusto senso, medici, infermieri e tutto il personale sanitario, perché anche chi si prende cura degli altri ha bisogno di una cultura che si prenda cura di loro. Tutto ciò che il sistema sanitario universalistico ha prodotto e produrrà per combattere la “pandemia” non dovrà mai prescindere dalla costante ricerca di nuove piste relazionali perché, alla fine, aver continuato ad amare in senso lato il proprio lavoro, le persone, le famiglie implicate, é ciò che farà la differenza.

Ilaria Blangetti, direttore Anestesia e Rianimazione Mondovì