Ristoranti e locali chiusi: in crisi le vendite di “Murazzano Dop”

I produttori del Consorzio alle prese con l’emergenza Covid. Il presidente Adami: «Crollano le vendite di formaggio e i prezzi della carne, ma noi non ci arrendiamo»

Il protrarsi dell’emergenza sanitaria da Covid sta mettendo in serie difficoltà numerosi comparti commerciali locali e non. Tra le eccellenze gastronomiche del nostro territorio, che si trovano penalizzate dalla situazione attuale, c’è sicuramente il “Murazzano Dop”, formaggio d’eccellenza dell’Alta Langa che, necessariamente, non viene più acquistato nelle quantità che caratterizzavano il mercato prima dell’inizio della pandemia. Le chiusure prolungate di ristoranti, bar e agriturismi hanno fatto calare in maniera consistente le vendite del “Murazzano”. Per cercare di “limitare i danni”, alcune aziende agricole riescono comunque a vendere le loro pregiate tome, partecipando magari ai mercati settimanali nei paesi della zona, ma il consumo si è ridotto, per forza di cose. Claudio Adami, presidente del Consorzio di tutela del Murazzano Dop e titolare di Cascina Raflazz a Paroldo, descrive una situazione di grande emergenza: «Le prolungate chiusure stanno causando un calo importante, sia nella vendita del “Murazzano”, sia soprattutto nella vendita della carne di agnello. A peggiorare la situazione c’è inoltre il crollo dei prezzi stessi della carne. Il prezzo di vendita nel 2020 si è dimezzato, passando da 4 a 2 euro al chilo per gli agnelli: praticamente non esiste più margine di guadagno per gli allevatori. In questo periodo poi stanno nascendo i nuovi agnelli, che cosa ne faremo? Molto dipenderà dalla situazione Covid quando arriveremo a Pasqua. Se saremo ancora in queste condizioni, c’è il rischio di non riuscire a vendere la carne. Gli animali poi vanno munti regolarmente, quindi la produzione di formaggio diventa un problema, se poi le tome restando lì, invendute. Il “Murazzano” è un formaggio di dimensioni ridotte e fresco, che va consumato nei 15 giorni dalla produzione». Un’alternativa che si sta rivelando interessante e particolarmente utile alla causa è quella dei formaggi stagionati, che rispetto a quelli freschi non richiedono un consumo in tempi brevi: «Alcuni produttori si stanno organizzando in questo senso – aggiunge Adami –, con la produzione di forme più grosse, adatte alla stagionatura. Negli anni ’60 sulle nostre colline c’erano 40 mila pecore di razza “Delle Langhe”, ora ne sono rimaste appena 2 mila. La nostra è una produzione “di nicchia”, che quindi risente particolarmente del momento di crisi. Noi allevatori del Consorzio però, depositari della memoria storica e delle tradizioni di Langa, crediamo fermamente in quello che facciamo ogni giorno e siamo determinati a non arrenderci».

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