Prostituzione cinese a Mondovì e nella Granda, la sentenza del maxiprocesso: nove condanne e un’assoluzione

Ragazze cinesi costrette a prostituirsi, nel 2015 l’operazione coordinata dalla Procura cuneese aveva portato a 15 arresti e all’individuazione di case d’appuntamenti a Cuneo, Mondovì, Barge e Manta

Una foto dell'operazione nel 2015

(a.c.) – Un'attività investigativa durata otto mesi, circa 15mila le intercettazioni telefoniche, fino all'arresto di quindici persone (più tre misure cautelari comminate nei giorni successivi). Tutto questo era stata la maxi operazione "Lussuria Orientale", portata avanti dalla Procura di Cuneo con il coordinamento del pm Chiara Canepa e dai Carabinieri nel giugno del 2015. Dalle perquisizioni gli inquirenti avevano provveduto al sequestro di 25mila euro in contanti e all’individuazione di 60 giovani cinesi, introdotte illegalmente in Italia, che venivano instradate anche con la forza al meretricio e che spesso vivevano segregate nelle case di appuntamenti.

Si è concluso, ora, con nove condanne e un'assoluzione il processo di primo grado contro la banda italo-cinese che aveva impiantato in Granda e in varie città tra la Lombardia e il Veneto un’estesa rete di case di appuntamenti. Tra i centri di questo traffico anche Mondovì con Cuneo, Barge e Manta, in un "punto di raccordo" rappresentato dalla 35enne d'origine cinese J.Z., ufficialmente residente a Castiglione delle Stiviere (Mantova) insieme al marito italiano T. P., un magazziniere di 55 anni. Sarebbero stati loro, in particolare, a gestire la casa di appuntamenti individuata in via Michele Coppino a Cuneo, dove lavoravano almeno due prostitute in pianta stabile.

Florido mercato degli annunci online

Di questa “piovra”, alimentata dal florido mercato degli annunci online, avrebbero fatto parte donne e uomini gravitanti negli ambienti della Chinatown milanese ma anche cittadini italiani insospettabili, che si offrivano come intermediari presso i proprietari immobiliari per cercare alloggi in affitto e gestire le necessità quotidiane a partire dai contratti di luce e gas. Due di loro, i milanesi F. P. L. e G. A., avrebbero ricoperto il ruolo di “spicciafaccende” per le cinesi della Granda agevolando in particolare l’attività di una prostituta alloggiata in corso Santarosa a Cuneo.

Il taccuino di Mondovì

Tra le donne avviate al meretricio da J.Z.  c’era la 37enne H. X. W., divenuta in seguito tenutaria di una “casa” in corso Italia a Mondovì e di un’altra a Vicenza. In rapporto con la stessa imputata erano anche la 48enne Y. J. Z. detta "Tie", attiva a Mantova e Castel Goffredo (MN), e il 38enne M. T. che si ritiene abbia riciclato i proventi delle case squillo di Barge e Mondovì per avviare un centro massaggi a Firenze. Il ritrovamento di un taccuino appartenente a H. X. W. nel corso della perquisizione eseguita a Mondovì si è rivelato particolarmente utile alle indagini: l’agenda conteneva annotazioni su numeri di telefono, indirizzi e contatti di altre persone che si ritiene essere state coinvolte nel racket.

In provincia è stata accertata l’esistenza di due case di appuntamenti anche a Barge e a Manta. La prima sarebbe stata ceduta da altri cittadini cinesi alla coppia formata dal 52enne W. K. e dalla 51enne Y. Y., attivi nel reclutamento di ragazze dal “quartier generale” di Milano. Secondo la Procura, i metodi dei due non disdegnavano il ricorso a intimidazioni e pressioni psicologiche sulle prostitute più riluttanti. A Manta avrebbe operato invece la 54enne X. Q. Y., conosciuta con il soprannome di Nana.

Le sentenze

Nell’udienza odierna, dopo le arringhe degli avvocati e due ore di camera di consiglio, il collegio giudicante presieduto da Marcello Pisanu ha emesso nove sentenze di condanna per favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione: 1 anno e otto mesi per G. A., 2 anni e 8 mesi per F. P. L., 3 anni per T. P., 5 anni e 6 mesi per W. K., 6 anni per Y. Y. (alla quale era contestata la recidiva), 1 anno e 11 mesi per H. X. W., 2 anni per M. T., 2 anni e 9 mesi per Y. J. Z. e per X. Q. Y. Il solo E. B. è stato assolto dalle accuse per non aver commesso il fatto. Altre persone coinvolte nell’operazione “Lussuria Orientale”, tra cui la stessa J. Z. (considerata il "punto di raccordo"), hanno già definito la propria posizione con il patteggiamento.

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