«Ciao “Cala”. Amavi i nostri monti»: l’addio dell’amico Maurizio Basso

Il mondo della montagna ha perso uno dei suoi esponenti più noti e apprezzati: la scomparsa di Carlo Alberto “Cala” Cimenti ha colpito come un fulmine a ciel sereno tutta la comunità degli alpinisti. Lunedì si trovava sugli sci con un compagno, Patrick Negro, nel territorio al confine tra i comuni di Cesana e di Sauze di Cesana, tra Cima del Bosco e Col Chalvet, quando si è staccata una valanga che li ha travolti entrambi. Per lo sportivo 45enne e per l’amico non c’è stato nulla da fare, i corpi sono stati individuati e recuperati dal Soccorso alpino. “Cala” Cimenti era un vero e proprio mito per la montagna, ed aveva frequentato anche le nostre cime.

Nel 2017 era stato ospite del Mondovì Mountain Film. L’alpinista roccafortese Maurizio Basso è un amico da sempre di Cala Cimenti, ed è stato anche al suo fianco in due delle sue più memorabili imprese. Nel 2016 avevano scalato insieme il Peak Lenin (7.134 mt.) e nel 2018 erano saliti sul Gasherbrum II a 8.035 metri d’altezza. «Aveva una baita sul Pigna: lo conosco da una vita, da molto prima che diventasse famoso come alpinista – ricorda Basso –; ci frequentavamo spesso, ci eravamo visti ancora non tanti giorni prima che succedesse questa tragedia». Il roccafortese ricorda l’amico come una persona gioviale e allegra: «Come alpinista era un esperto preparatissimo, uno dei migliori, come persona era estremamente divertente, un vero burlone sempre di buonumore. Ogni volta che veniva dalle nostre parti non mancava mai una visita per una birra che normalmente si protraeva poi in una cena, tra risate e scherzi». Basso ha partecipato alle ascese al Peak Lenin e al Gasherbrum II insieme al fotografo Dino Bonelli, di Prato Nevoso. Hanno raggiunto il resto della spedizione, già in loco da un mese per la preparazione. «Era arrivato là un mese prima di me. Abbiamo tentato la salita, ma in quel caso a causa del maltempo avevamo dovuto arrenderci». Il tempo inclemente ha costretto gli alpinisti alla resa: Maurizio e “Cala” avevano superato la prima seraccata del ghiacciaio e trascorso una notte in tenda, a 5.800 metri di quota. Il giorno successivo hanno raggiunto campo 1, a 6.000 metri, dopo una fittissima nevicata. Tuttavia anche in questo caso il tempo ha costretto gli alpinisti a ripiegare e a tornare al campo base a 5.000 metri, per poi abbandonare la spedizione. Basso si è concesso un ultimo tentativo, ma senza esito.