Il Popolo della montagna scrive a Draghi. Lo stop allo sci «Decisione scellerata»

Due manifestazioni a Cuneo con operatori del settore e Confesercenti. Indirizzata una lettera congiunta al presidente del Consiglio. Cirio: «Quando è il caso di scendere in piazza lo facciamo per dire basta»

Oggi lunedì 22 febbraio è il giorno in cui il Popolo della montagna cuneese ha deciso di far sentire la propria voce dopo il repentino stop degli impianti sciistici, arrivato a nemmeno 10 ore dall'apertura prevista. Due le manifestazioni di protesta, organizzate dalle associazioni di categoria. A Cuneo davanti alla sede di Cuneo Neve i lavoratori e gli imprenditori di tutti i comprensori, in via Roma invece la manifestazione indetta da Confesercenti rivolta a tutti i comparti danneggiati dalle restrizioni per il Coronavirus: dai commercianti ai ristoratori.

È intervenuto anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. «La montagna non è abituata a urlare, siamo piemontesi e preferiamo lavorare ma quando è il caso di scendere in piazza lo facciamo per dire basta. Nulla da dire sui limiti del virus ma non si può prendere una decisione in questi tempi. Piemonte diventa arancione? Impossibile dirlo. Ma quello che chiediamo a Draghi è che si cambi passo e si smetta di dircelo due giorni prima».

Quello dello stop agli impianti sciistici è stata definita una «Decisione scellerata, forse qualcuno a Roma ci considera un giochino e non considera quanto danno ci ha fatto. Oltre 2 milioni – ha sottolineato Roberto Gosso, presidente Cuneo Neve –. Chiediamo che intervengano immediatamente con i ristori. Il nostro non è un giochino ma un settore vitale che consente alla montagna di non spopolarsi».
Il prefetto di Cuneo Fabrizia Triolo ricevere una delegazione dei manifestanti e a lei verrà consegnerà una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Draghi.

LA LETTERA A DRAGHI – Illustre presidente, le facciamo pervenire questa istanza a nome di tutto il sistema neve della provincia di Cuneo.
L'ordinanza del Ministro della Salute Speranza che ha bloccato la ripartenza dell'attività degli impianti sciistici. a meno di 12 ore dall'apertura prevista dal Dpcm del 14 gennaio e confermata dal Cts il 4 febbraio, ha generato un profondo sconcerto tra gli operatori del settore. Ci riferiamo ad un comparto che rappresenta il primo prodotto turistico del Piemonte e della nostra meravigliosa provincia e su cui si basa non solo una parte importante del nostro sistema economico. ma anche la vita di migliaia di famiglie.
L'aver assunto una decisione così delicata in modo tardivo e senza alcuna forma di coinvolgimento degli Enti locali e di chi quotidianamente lavora per dare un futuro alle nostre montagne, uno dei patrimoni più preziosi del Paese, è stata percepita come una mancanza di rispetto, soprattutto in termini umani. Ciò che ci amareggia e riteniamo irricevibile non è il merito bensì il metodo di questa decisione assunta senza contemplare noi e le nostre famiglie che con la neve vivono.
Per lo sport ed il sistema-neve, costituito oltre che dai gestori degli impianti di risalita, da albergatori, ristoratori, esercenti, maestri di sci ed in generale da tutti gli altri soggetti della filiera, occorrono, pertanto, degli interventi normativi e finanziari urgenti, a cominciare dai ristori. I ricavi annuali del sistema neve cuneese ammontano a oltre 230 milioni d1 euro. Le chiediamo che ne venga ristorato almeno il 50%, con un ulteriore indennizzo da prevedere per i costi aggiuntivi causati dalle cinque "false partenze" subite dal comparto fin dall'avvio della stagione invernale: 8 e 20 dicembre, 7, 18 gennaio e ora il 15 febbraio. Siamo rimasti appesi all'illusione di aprire gli impianti ad ogni data che ci è stata comunicata e noi ci abbiamo creduto. Dopo mesi di attesa, abbiamo lavorato un'intera settimana per sistemare le piste, assunto personale in vista dell'apertura delle piste e delle strutture ricettive. Acquistato scorte per le baite e i ristoranti, molti hanno venduto on line i biglietti e il nuovo alt è stato, di fatto, una pietra tombale sull'intera stagione.
Tutto ciò ha generato un aumento dei costi fissi per i quali, nel rispetto del nostro lavoro sfumato, chiediamo siano indennizzati al 100%.