Un “credito” per investire sul Barolo nonostante la crisi, e il nostro Dolcetto?

Intesa Sanpaolo presenta un finanziamento innovativo per sostenere le cantine dei "grandi vini" durante gli anni di affinamento, ma chi pensa a sostenere i produttori dei nostri vini?

Le aziende di Langa che producono Barolo e Barbaresco, alle prese con il delicato momento causato dalla pandemia, a partire da questi giorni potranno usufruire di un nuovo finanziamento, concesso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, per sostenere le future annate produttive, mettendo a garanzia il vino stesso prodotto. È questa, in estrema sintesi, la principale novità emersa nel corso della conferenza online andata in scena via web la mattina di venerdì 19 febbraio. L’Istituto bancario ha infatti formulato una nuova offerta, un “credito rotativo”, che permette di finanziare fino all’80% del vino prodotto ogni anno e di “coprire” poi con il finanziamento tutto il periodo di affinamento in cantina, fino all’immissione delle bottiglie sul mercato, dopo tre (nel caso del Barbaresco) o quattro anni (per il Barolo). Un'opportunità importante, anche se pare pensata esclusivamente per i vini d'élite. Ai vini storici del nostro territorio: Dolcetto, Barbera, Arneis.. chi ci pensa?

Come funziona il “credito rotativo”
Teresio Testa, direttore di Intesa Sanpaolo per il nord ovest, ha spiegato: «Il Covid ha avuto ovviamente un importante impatto sulle vendite. Come evidenziato dai dati raccolti dalle nostre indagini, il vino italiano si è saputo “difendere” maggiormente sul mercato rispetto a quello francese, ma le chiusure prolungate di bar e ristoranti hanno messo in difficoltà anche l’economia locale. Fin da questa primavera abbiamo iniziato allora a ragionare con il Consorzio di tutela Barolo e Barbaresco, su come poter intervenire per dare maggiore tranquillità ai produttori. Siamo arrivati alla conclusione che la strada migliore da percorrere fosse quella di concedere finanziamenti sugli stock di magazzino, consentendo al produttore di continuare così ad investire sul marketing. Abbiamo allora messo a disposizione un plafond da 50 milioni di euro, per finanziare fino all’80% del valore, le annate di Barolo e Barbaresco durante il periodo di invecchiamento». Come funziona il meccanismo? «Si parte dal prezzo dell’uva, dal quale si ricava il prezzo del vino al litro, poi si finanzia l’80% dell’intera produzione – prosegue Testa –. Alla quarta vendemmia successiva entra la nuova uva nel cesto di valorizzazione ed esce l’annata più vecchia, quella che viene messa sul mercato. Si verifica così una rotazione di annate di produzione, che viene messa a garanzia. Si usa la cartolarizzazione in combinazione con il pegno rotativo, in questo modo di è in grado di garantire una flessibilità aggiuntiva, rispetto ad un classico finanziamento. Oggi si parte con il finanziamento delle annate 2018, 2019 e 2020 e si andrà avanti così almeno fino al 2026».

Ascheri: «Nel 2020 sono calati i prezzi, bisogna continuare ad investire»
Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha inquadrato il momento attuale: «La collaborazione con Sanpaolo ci sarà molto utile, come appoggio in quella che definisco una traversata del deserto. All’interno del Consorzio ci sono tante piccole aziende a conduzione famigliare e questa frammentazione può essere spesso uno svantaggio sul mercato anche estero. Dobbiamo però pensare che dalla nostra parte abbiamo proprio i vini che produciamo: Barolo e Barbaresco infatti sono vini universali, riconosciuti in tutto il mondo per l’alta qualità. In più sono vini longevi, che hanno vita lunga in cantina e nelle vendite, e hanno una storicità importante alle spalle. Per noi quella del 2020 non è stata tanto una crisi di vendite, ma piuttosto è stata una crisi di valore. Le vendite in gran parte sono state riposizionate, ma il valore si è un pochino contratto, al calare della richiesta. Quando ripartirà la domanda, ripartiranno di conseguenza anche i prezzi. Dobbiamo quindi continuare a valorizzare i prodotti nel miglior modo possibile e per farlo abbiamo bisogno di investimenti notevoli. È proprio qui che ci viene in aiuto il nuovo metodo di sostegno di Intesa Sanpaolo.

Cina, vini biologici e vendite online: alcuni spunti per ripartire
Romina Galleri, della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo ha poi tracciato descritto l’andamento dei nostri vini sui mercati, anche in relazione alla crisi da Covid. «Il fatturato delle vendite del vino nel 2020 – ha spiegato – evidenzia grosse difficoltà durante il lockdown primaverile e quello autunnale, mentre in estate le cose sono andate decisamente meglio, con perdite minime. Sulle esportazioni di vini all’estero inoltre l’Italia ha fatto molto meglio della Francia. La nostra penisola ha saputo “tenere” registrando un -3%, mentre la Francia ha patito un pesante -15%, frutto anche dei dazi Usa imposti sul vino francese ma per fortuna non su quello italiano. Analizzando i dati più nello specifico, si vede che i vini di Langhe, Roero e Monferrato hanno raddoppiato le esportazioni negli ultimi 10 anni e sono anche tra quelli italiani che hanno risentito in maniera minore delle difficolta di export nel 2020. Per la ripartenza del mercato – ha aggiunto –, Sanpaolo ha individuato principalmente quattro strategie. Innanzitutto, puntare sempre più sui mercati esteri, incrementando la presenza sia negli States, sia soprattutto in Cina, dove il mercato è in grande espansione e i nostri vini non sono ancora ben inseriti. Sfruttare maggiormente le “alleanze”: il settore di Langa è composto da piccole e medie imprese che rappresentano i 2/3 delle esportazioni. I Consorzi possono aiutare a mantenere le specificità territoriali e allo stesso tempo consentono di presentarsi con voce forte e unanime sul mercato globale. Bisogna inoltre continuare a puntare su qualità e sostenibilità; abbiamo visto, ad esempio, come negli ultimi 10 anni le produzioni biologiche abbiano avuto un incremento di fatturato di molto maggiore rispetto a quelle tradizionali. Per ultimo, è fondamentale investire su e-commerce e digitale: in Italia le vendite e-commerce di cibo non sono molto elevate, ma si sono triplicate negli ultimi tre anni, quindi il settore è in fortissima crescita. Questo è un canale importante da percorrere, non solo in Italia, ma anche all’estero. Abbiamo visto infatti che in Europa la quota di acquisti enogastronomici online è molto più elevata, con punte del 30% assolutamente da sfruttare. Il digitale poi dovrà entrare anche nei processi produttivi, con l’automatizzazione dei magazzini, l’utilizzo di sensori proprio in vigna e nei campi, l’ausilio di droni e di numerose altre tecnologie che aumentano produttività e qualità dei prodotti».

Possibili azioni di sostegno anche per Dolcetto e Barbera?
A causa delle numerose domande e del tempo limitato a disposizione dei relatori al termine dei loro interventi, non siamo riusciti a porre la domanda che più ci stava a cuore. Questo metodo di sostegno alle imprese, per come è concepito, è applicabile solamente ai vini da invecchiamento o potrebbe essere rimodulato (in forma ovviamente diversa) per i vini che invece vengono commercializzati già a partire dall’annata successiva. La domanda ci nasce spontanea, essendo vini come Dolcetto, Barbera e Nebbiolo, da sempre l’espressione più “vera” e autentica per quanto riguarda la nostra porzione di Langa.

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