Da stasera due giorni di “SanRito”

Il piccolo festival di canzoni locali quest'anno è un segnale di speranza, un tentativo dei musicisti locali di tenere vivo e far ripartire un mondo messo in ginocchio dalla pandemia

Da questa sera, in diretta streaming dall'Auditorium Varco a Cuneo, sarà trasmesso il Festival di Sanrito, un festival "del territorio" con cantanti e autori pronti a sfidarsi per la statuetta del "Carlos Desnudo. Alla settima edizione, il festival condotto da Pietro Fiocco e diretto da Michele Dimiccoli può contare su un parterre di cantanti e ospiti prestigiosi, tra cui Cristiano Godano dei Marlene Kuntz e Sergio Berardo dei Lou Dalfin

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Si dice che in tempi di crisi, ciò che è forte resiste, mentre ciò che è superfluo si perde. A come è stata trattata la cultura in questo ultimo anno si direbbe che non venga presa troppo sul serio e che il sacrificio di migliaia di persone che operano in questo settore – di cui cantanti e attori non sono che la punta estrema dell’iceberg – non sia stato tenuto in considerazione. Al di là delle polemiche odierne sull’opportunità di un Festival di Sanremo o meno, l’attuale condizione avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità per ripensare un settore come quello musicale oramai in crisi da tempo: in 30 anni il settore ha subito una profonda rivoluzione, ma non tutti i soggetti che lo popolano parrebbe se ne siano accorti.

Quale il senso di un Festival oggi?
Oggi ci si pone una serie di domande, assolutamente legittime, su quale sia il senso del Festival di Sanremo 2021, sul perché parteciperanno alcuni artisti piuttosto che altri, su quale parte di questa Messa Cantata riuscirà ad essere uguale a sé stessa, e quale invece verrà inesorabilmente trasfigurata dall’ineluttabilità degli eventi. Domande, almeno per chi scrive, sterili: non è da un Sanremo che ci si devono aspettare le novità; la kermesse non ha mai rappresentato la novità, perché dovrebbe esserla oggi.

Sanrito, edizione 2020

Da Sanremo a L’Ultimo Concerto?
Negli ultimi giorni la rete ha portato alla ribalta il tema degli addetti ai lavori del mondo musicale con il programma “L’Ultimo Concerto?”: ci si aspettava una diretta live streaming delle band “indie” dai più importanti live club dello Stivale e si è assistito invece ad un cartello nero che illustrava i motivi per cui – come negli ultimi 12 mesi – di live non ci sarebbe stata l’ombra. Viviamo in un mondo dove purtroppo la musica viene ancora vista, da chi non la pratica o non la consuma abitualmente, come un vezzo. In tale contesto non ci si può aspettare che la risposta possa arrivare “dal mercato”, che il settore possa trovare risposte. Il problema è culturale e politico, e servono delle risposte in tal senso.

Sanrito 2021: la parola ai (piccoli grandi) musicisti
Se la risposta politica non ci compete, quella di carattere culturale può toccare anche il singolo individuo e da anni il gruppo che sta dietro al Sanrito Festival di Cuneo tratta il tema in modo originale. Anche in questo 2021 la kermesse del “Piccolo Festival fatto di grandi canzoni” si propone di accendere un riflettore su quella musica che non gode dei riflettori della cronaca o del mainstream, e mai come in questo momento non gode di un palco su cui potersi esibire. Poter dare la possibilità alla musica di esprimersi e di raggiungere un pubblico uditore diventa perciò una questione di esistenza oltreché di resistenza. A Michele Dimiccoli, tornato alla guida come direttore artistico del Festival, abbiamo chiesto (vedi l’intervista a fianco) cosa li abbia spinti a ingaggiarsi in un’opera come il Sanrito all’epoca del COVID: «Giunti al fatidico settimo anno, siamo stati assaliti dalla necessità, anche un po’ fatalistica di doverlo fare, ad ogni costo». Nelle serate di venerdì 5 e sabato 6 marzo lo spazio dell’Auditorium Ex Foro Boario a Cuneo si trasformerà per l’edizione 2021 in un vero e proprio studio televisivo dove sul palco si alterneranno il presentatore (Pietro Fiocco) le “solite” vallette, una più che mai affiatata orchestra, ospiti italiani – in questa edizione hanno accettato l’invito anche Cristiano Godano dei Marlene Kuntz e Sergio Berardo, anima dei Lou Dalfin – e stranieri, ma soprattutto i 10 artisti in gara che presentando delle canzoni inedite si contenderanno la vittoria finale per aggiudicarsi l’ambito trofeo del Carlos Desnudo. Possibile che si abbia poco a che vedere con la Musica, ma parrebbe che questo Festival riesca a mettere in discussione tutte le corde principali dei temi che il settore della cultura, e quello della musica in particolare, si trova a dover affrontare.

I dieci artisti in gara:

Anna Castiglia - Glomarì - Alberto Visconti e Coromoro - Paolo Vaccaro - Monsieur de Rien - Puso - Vea - Jacopo Perosino - PROTTO - Madreterra

Saranno accompagnati dalla TSOrchestra diretta da Niccolò Bottasso

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Perchè Sanrito nell’era del Covid

Intervista con il direttore artistico Michele Dimiccoli

 

A Michele Dimiccoli, tornato alla guida come direttore artistico del Festival, abbiamo chiesto cosa li abbia spinti a ingaggiarsi in un’opera come il Sanrito all’epoca del COVID.

Se farlo farlo prima era già abbastanza complicato, in questa edizione immagino lo sarà ancora di più...

Giunti al fatidico settimo anno, siamo stati assaliti dalla necessità, anche un po’ fatalistica di doverlo fare, ad ogni costo. La paura principale era quella di arenarci e darla vinta del tutto alla situazione pandemica; la cosa ci pareva particolarmente distante dal nostro concetto di festival. Mettersi alla prova malgrado tutto e a dispetto dei giganti è da sempre la nostra missione. Nel rispetto delle regole e della nostra natura. I problemi si sono ovviamente moltiplicati, ma alla fine di tutto siamo sicuri che ne sarà valsa la pena.

Cosa rappresenta “fare musica” in un momento come quello di oggi, e da dove si ri-parte?

Fare musica oggi rimane comunque una necessità. I musicisti hanno drasticamente ridotto le loro esibizioni ma la verve creativa in molti casi si è naturalmente espansa alla ricerca di una compensazione ma anche di un investimento per quando i tempi saranno migliori. La speranza è quella di poter ripartire armati di maggiore consapevolezza, sotto tanti fronti, non ultimo quello delle tutele pubbliche che andranno pretese ma anche meritate attraverso una gestione più limpida e professionale della propria attività. Personalmente mi auguro anche un drastico ridimensionamento del “baraccone musica” perchè i grandi assembramenti uccidono prima di tutto l’arte.

Tecnicamente invece com’è stato possibile costruire l’evento? Paura dello streaming?

Tecnicamente è stato faticoso, ingegnoso, macchinoso e soprattutto virtuale. Tutti i brani sono stati arrangiati a distanza, ma fortunatamente siamo supportati da musicisti incredibili. Trasformeremo Varco in un vero e proprio studio televisivo e sarà per noi un mondo totalmente nuovo e per certi versi affascinante. Fortunatamente potremo contare sul talento di Simone Drocco e dalla incredibile esperienza da lui maturata con il format “stasera non viene nessuno” il che ci conforta assai. Per altro la documentazione a livello professionale delle due serate potrà essere molto preziosa, soprattutto per gli artisti e di riflesso per il festival stesso.