«Le scuole non sono focolai. Noi dirigenti rispetteremo la scelta, ma gli effetti possono essere disastrosi»

La lettera firmata da 34 presidi della “Granda”: «Tante richieste dai genitori per ammettere comunque i figli a lezione». Deroga per il personale sanitario da chiarire

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«Le scuole non sono focolai: i contagi avvengono generalmente all’esterno dell’ambiente scolastico ed è dall’esterno che vengono portati nelle aule. Quando si verificano casi Covid scattano immediatamente le procedure di garanzia che abbiamo ormai collaudato e che si sono dimostrate efficaci. Fuori dalle scuole non c’è alcuna garanzia che i giovani osservino con scrupolo le stesse regole (DPI, distanziamento, controllo degli adulti) che vengono fatte rispettare nell’ambiente scolastico. Le scuole del primo ciclo hanno bacini di utenza corrispondenti allo stesso territorio in cui si trovano e la frequenza non dà adito a flussi di mobilità forieri di nuovi contagi. Le conseguenze sociali, ed anche economiche, di una nuova sospensione dell’attività scolastica per le famiglie del nostro territorio, potrebbero avere effetti disastrosi ed andare ad aggravare una situazione già pesantissima». Così 34 dirigenti scolastici della Provincia di Cuneo (tra cui, per il Monregalese, Morozzo, Carrù, Chiusa di Pesio, Dogliani, Bene Vagienna, Villanova e San Michele) hanno scritto nella lettera aperta al presidente Cirio per provare a scongiurare ciò che poi in queste ore si è materializzato: la chiusura in presenza di tutte le scuole, anche nel primo ciclo. Restano aperti solo gli asilo nido (LEGGI QUA).

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«Siamo consapevoli – si legge – delle gravi difficoltà in cui si trovano molte famiglie, della loro esigenza di trovare una sistemazione per i bambini ed i ragazzi; crediamo che la Scuola italiana, come ogni altro comparto della società, debba fare tutto ciò che è possibile per ridurre gli effetti devastanti della pandemia, particolarmente sulle giovani generazioni. Sappiamo anche che la Dad, strumento prezioso e necessario in questo frangente, non può essere paragonata alla didattica in presenza e che l’isolamento sta producendo effetti negativi, sia sul piano cognitivo che su quello esistenziale, dei bambini e dei ragazzi, in specie i più deboli».

«Tante richieste da parte dei genitori per poter ammettere comunque i figli a lezione»

«Egregio presidente, noi siamo Dirigenti scolastici, siamo funzionari dello Stato. Qualunque sia la Sua decisione noi la rispetteremo e la attueremo con scrupolo, come sempre fatto fino. Se ci permettiamo di rivolgerci a Lei è per offrirle qualche elemento in più di cui, se vorrà, potrà tenere conto. In questi ultimi giorni sono pervenute alle nostre scuole, in particolare a quelle del primo ciclo, numerose richieste di genitori che, nel caso venga attivata la Dad, chiedono che i propri figli vengano comunque ammessi a frequentare le lezioni in presenza. Fanno riferimento alla nota interpretativa del Ministero dell’Istruzione, nella quale si afferma che nell’ambito di specifiche, motivate richieste, attenzione dovrà essere posta agli alunni figli di personale sanitario direttamente impegnato nel contenimento della pandemia. Questa nota interpreta e chiarisce, nelle intenzioni dell’estensore, il Dpcm del 3 novembre, che dà indicazioni sulla possibilità di continuare a svolgere attività in presenza anche durante la Dad per alunni con disabilità o “Bes” (bisogni educativi speciali). D’altra parte, a seguito del Dpcm 2 marzo 2021 è stata emessa la nota interpretativa del Ministero dell’Istruzione n° 343 del 4 marzo 2021, nella quale si legge: “A questo proposito, restano attuabili, le disposizioni del Piano Scuola 2020-2021 (“Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione”), nella parte in cui prevedono che vada garantita anche “la frequenza scolastica in presenza… degli alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione”. Allo stato attuale risulta impossibile stabilire chi abbia diritto a continuare ad usufruire della didattica in presenza, per l’indeterminatezza delle categorie cui si fa riferimento».

Come conciliare la Dad con l’assistenza?

«Vogliamo anche ricordare che gli insegnanti saranno impegnati da lunedì 8 marzo e nei giorni a seguire nello svolgimento del loro lavoro nella modalità Dad. Tutte le scuole si sono organizzate per mantenere in presenza gli alunni con disabilità o Bes, facendo affidamento sugli insegnanti di sostegno e sugli assistenti all’autonomia; ma la presenza di un numero consistente ed ulteriore di alunni metterebbe senz’altro a rischio lo svolgimento di attività didattiche, se non addirittura i compiti di vigilanza sui minori. La situazione che si prospetta, pertanto, configura problemi gestionali e ricadute sociali che rischiano di essere più gravi di quanto avverrebbe mantenendo aperte le attività in presenza».

 


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